Cronaca

Stalking alla ex e alla madre, ma il giudice dice no al processo: "Pochi elementi"

L'uomo aveva minacciato la donna complicandole la vita, presentandosi sotto casa sua e sotto quella della madre, comparendo nei luoghi più impensati e  contattandola telefonicamente, oltre a colpi di citofono in piena notte

Frasi offensive contro la ex, poi minacce ed intimidazioni. Del tipo, «La mamma di Francesco è una pazza»:, la scritta comparsa nei pressi dell’abitazione della parte offesa e della scuola del figlio. «Te lo porto via, dico a tutti della nostra storia, amami o te lo porto via, se vai dai carabinieri lo perdi per sempre». Una minaccia finita in un procedimento della procura e poi trasformato in stalking, dopo la denuncia da parte della donna, con l’ex amante finito davanti al gup. 

Indizi carenti: no al processo


L'uomo aveva minacciato la donna complicandole la vita, presentandosi sotto casa sua e sotto quella della madre, comparendo nei luoghi più impensati e  contattandola telefonicamente, oltre a colpi di citofono in piena notte. La vittima, esasperata, aveva denunciato tutto ai carabinieri. Dopo la conclusione della fase delle indagini preliminari, l’indagato era finito davanti al Giudice del Tribunale perchè la Procura ne aveva chiesto il processo. A quel punto il colpo di scena: il gup ha deciso di non processare l'imputato, con sentenza di non luogo a procedere. Il motivo: per «numero non eccessivo di accadimenti, sporadicità dei fatti», a fronte di un quadro indiziario carente e insufficiente. Questo il ragionamento del giudice Luigi Levita.

  
A carico dell’imputato, 35enne, mancavano elementi per aprire una fase di dibattimento. Nel ricostruire i fatti, il giudice ha sottolineato la presenza di ulteriori contraddizioni e un chiaro dubbio relativo alla responsabilità del presunto stalker. La vicenda risaliva al 2014, la fine, per fatti relativi al 2014

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