Mercoledì, 22 Settembre 2021
Cronaca Nocera Inferiore

Nocera Inferiore, indagine "Un'altra storia": Dda fa ricorso in Cassazione per il carcere

Il sostituto Vincenzo Senatore presenta ricorso alla Suprema Corte, chiedendo il carcere per le persone liberate in precedenza dal tribunale del Riesame lo scorso gennaio. L'attività investigativa, invece, non è ancora conclusa

La Procura Antimafia, nella persona del sostituto procuratore Vincenzo Senatore, ha presentato ricorso in Cassazione chiedendo il carcere per 14 indagati dell’inchiesta «Un’altra storia», liberati a gennaio scorso dal Riesame. In quella data, i giudici confermarono la massima misura cautelare solo per Michele Cuomo, i fratelli Francesco e Mario D’Elia, Camillo Fedele, Mario Tortora, Giuseppe Petti e Marco Iannone. Gli altri finirono ai domiciliari (qualcuno anche libero) dopo un ridimensionamento delle accuse deciso dal Tribunale della Libertà. Più che di un gruppo di camorra infatti, i giudici parlarono di un’associazione semplice, il cui referente era certamente il 36enne Michele Cuomo, ex affiliato al clan Contaldo. La maxi indagine concentrata su quell’autunno di fuoco nel 2016, a Nocera Inferiore, portò in carcere 21 persone. Gli episodi raccontavano di sparatorie in strada, di pestaggi verso imprenditori in luoghi pubblici e dell’uso di armi, oltre della gestione delle piazze di spaccio.

Le indagini del Ros e della Mobile di Salerno individuarono tre distinti gruppi criminali, il primo facente capo ai fratelli Michele e Luigi Cuomo, il secondo ai fratelli D’Elia e il terzo, a Giuseppe Bergaminelli e Mario Abate. Tra i primi due, poi, ci sarebbe stata una fusione per perseguire i medesimi obiettivi. Il Riesame spiegò che seppure la volontà di almeno uno di quei gruppi fosse di «affermare il potere criminale sul territorio, con metodi certamente mafiosi», nessuna prova sarebbe stata trovata per racchiudere quel modus operandi in un contesto di camorra. Il gruppo di Cuomo si stava «attrezzando per diventare un clan», ma era in «fase embrionale». Il blitz di dicembre, in tal senso, avrebbe arrestato quei propositi. In attesa della pronuncia della Cassazione, l’Antimafia prosegue invece senza sosta le sue indagini. Per gli inquirenti sarebbero ancora attivi i rapporti tra i vari soggetti, così come le dinamiche criminali. Inoltre, il Racis di Roma sta lavorando sui telefoni cellulari sequestrati al “gruppo Cuomo”, alla ricerca di nuovi elementi dietro richiesta della Dda.  

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