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Nocera Inferiore, violentò la vicina di casa: "era incapace di intendere"

Lo ha deciso il collegio del tribunale di Nocera Inferiore, presidente Anna Allegro - a latere i giudici Russo Guarro e Giuseppe Ravotti - per un 44enne nocerino. La sentenza di non luogo a procedere è stata emessa giorni fa

Violentò la sua vicina di casa nell’androne del palazzo dove entrambi vivevano, ma non può essere processato per «vizio totale di mente». Lo ha deciso il collegio del tribunale di Nocera Inferiore, presidente Anna Allegro - a latere i giudici Russo Guarro e Giuseppe Ravotti - per un 44enne nocerino. La sentenza di non luogo a procedere è stata emessa giorni fa. L’imputato dovrà trascorrere due anni in una struttura psichiatrica, dalla quale potrà uscire se e solo non sarà più ritenuto un soggetto socialmente pericoloso. La storia che lo riguarda è compresa in un periodo di pochi giorni, tra il 30 aprile e il 2 maggio 2015. Le accuse erano di violenza sessuale, detenzione di arma bianca, minacce aggravate, ingiuria e lesioni. Quella peggiore, di violenza sessuale, si consumò il 30 aprile in un condominio della periferia cittadina. Erano le 21.30, quando A.R. aggredì la vittima, che altri non era che la sua vicina di casa.

La violenza e le minacce 

La donna stava rincasando dopo aver portato a spasso il cane. L’uomo l’aspettò, poi la girò con violenza spingendola con la schiena contro il muro. Con una mano le tenne la bocca, con l’altra le palpeggiò il seno, poi la pancia, abbassandole infine maglia e reggiseno. La donna provò a divincolarsi, ma fu minacciata esplicitamente - sempre in termini sessuali – dal suo aggressore. Le sue urla attirarono il figlio di lei e del convivente, ma il 44enne non si arrese, estraendo dalla tasca un coltello in lama d’acciaio di 30 centimetri. Urlando verso di loro: «Vi dovete stare zitti altrimenti vi taglio la testa. Qui comando io. Domani ti incendio la macchina (rivolgendosi al compagno della vittima)». Le cose non migliorarono il giorno dopo, probabilmente in virtù di pessimi rapporti di vicinato e dello stato mentale dell’uomo. Alla vista della donna, che si trovava affacciata alla finestra di casa per fumare una sigaretta, l’imputato tornò alla carica, sbattendo i pugni sulla porta dei vicini e minacciando l’intera famiglia di morte. Lo stesso il giorno seguente, quando con una serie di calci riuscì ad aprire per metà la porta dell’abitazione, persistendo nelle sue minacce e riuscendo, in quella circostanza, a schiaffeggiare la vittima al volto. Quei comportamenti inspiegabili terminarono con un’ultima minaccia alla figlia della coppia, di soli 9 anni, alla quale promise che le avrebbe tagliato la testa. 

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