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Molestie in corsia: condannato infermiere per violenza sessuale

I fatti risalgono al 2012 e 2013, con l'uomo che avrebbe molestato una collega, tentando più volte un approccio di tipo sessuale. I giudici lo hanno condannato ad 1 anno e 2 mesi di reclusione. L'indagine fu aperta dopo denuncia della vittima

La bloccava e la tirava a se, perché voleva toccarla e baciarla contro la sua volontà. Si è chiuso due giorni fa, in primo grado, il processo per un infermiere dell’ospedale Umberto I di Nocera Inferiore, condannato ad 1 anno, 2 mesi e 20 giorni di reclusione per violenza sessuale. Tra il 2012 e il 2013, avrebbe molestato una sua collega, più volte, sul posto di lavoro. L’indagine fu aperta dalla procura dopo la denuncia della vittima, assistita dall’avvocato Giuseppe Fedele. La donna spiegò che l’uomo avrebbe preso a molestarla quando entrambi svolgevano lo stesso turno, tentando di baciarla sul collo, accarezzandole le braccia e i capelli, «cercando costantemente un contatto fisico». Seppur per ogni reparto ci fossero almeno sei unità operative, l’uomo avrebbe agito sempre quando restava solo con la collega. Quest’ultima, a suo dire, gli avrebbe intimato di smettere di molestarla, sottolineando anche di essere sposata. Avendo un contratto interinale, la donna non raccontò subito di quelle molestie, temendo per il suo posto di lavoro.

Furono due episodi in particolare a spingerla poi a denunciare tutto ai suoi superiori, oltre che ai carabinieri. Nell’estate del 2012 e durante un turno notturno, l’uomo le bloccò le mani e tentò di baciarla. Lo stesso alla fine dell’anno e con l’inizio del 2013, con le molestie che ripresero verso la vittima, costretta nuovamente a divincolarsi con forza dalla presa del collega. Anche in quelle occasioni, aveva tentato di baciarla nuovamente sul collo. «Mi trovavo nel lactarium e mi accingevo a prendere il latte per i neonati quando lui, per l’ennesima volta mi afferrò da dietro, cercando per l’ennesima volta di baciarmi». Stanca di quegli atteggiamenti, la donna decise di informare il primario del reparto e il caposala di quanto stava subendo, per poi chiedere un paio di settimane di malattia, per un peggioramento del suo stato di salute condizionato dai comportamenti del collega. Il quale, nonostante gli fosse stato intimato a più riprese di smetterla, non avrebbe mai arrestato le sue volontà. All’epoca dei fatti la donna aveva 23 anni. Dopo la denuncia, la Procura aprì un fascicolo a carico dell’uomo, con l’accusa di violenza sessuale. Accuse che hanno retto fino all’udienza preliminare e ora in primo grado, al termine del dibattimento, con la condanna inflitta dal collegio ad un anno, due mesi e venti giorni di reclusione. L’uomo, un 49enne, era difeso dal legale Elia Di Natale.

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