Venerdì, 19 Luglio 2024
Cronaca Nocera Inferiore

Nocera Inferiore, lo spaccio gestito dalla "Zia": testimone si rimangia tutto in aula

L'indagine concentrata a Nocera Inferiore, su di un giro di spaccio di droga gestito da una donna, ha visto in tribunale il passo indietro di uno dei testimoni sull'acquisto di droga da parte di alcuni imputati. Per lui c'è ora l'accusa di calunnia

Battute finali per il processo scaturito dall'indagine "Zia", concentrato su un vasto giro di spaccio di sostanze stupefacenti, quali cocaina, hashish e marijuana, gestito da una donna, Anna Ferrante. Sarebbe stata lei a muovere le fila di un gruppo di pusher, con i quali teneva i contatti, seguiva gli scambi e disponeva la rete di venditori sul territorio con rifornimenti che avvenivano nell’area Nord di Napoli, nel quartiere di Scampia. La fase istruttoria ha però registrato la reticenza di un testimone, un giovane già imputato in un altro procedimento, con una versione fornita ai giudici diversa da quella verbalizzata in fase d’indagine. Il ragazzo, del quartiere di Piedimonte, ha spiegato di fare uso di droga, ma di non averla mai acquistata da nessuno degli imputati. Per lui è scattata l'accusa di calunnia, che il pubblico ministero Vincenzo Montemurro gli ha contestato al termine della testimonianza. Il ragazzo, affermando di conoscere di vista alcuni dei principali imputati, ha negato di aver mai comprato droga da loro. «Mi chiamarono in caserma – ha raccontato – per un controllo, poi mi fecero vedere delle carte che firmai senza leggere». L’indagine era partita dall'ascolto di alcune intercettazioni verso alcuni spacciatori di Nocera Inferiore. Ferrante fu arrestata in compagnia di uno degli attuali imputati, mentre si preparava ad acquistare una partita di droga da spacciare sul territorio nocerino. La falsa testimonianza del giovane pusher cozza con la genesi dell'indagine stessa, nata principalmente dalle confessioni di uno dei tanti giovani impegnati nelle vesti di pusher

Il ragazzo in questione esternò i suoi timori prima ad un prete, poi ad un militare Raccontò delle possibili ritorsioni della "Zia", affermando di essere stato minacciato dalla donna affinché saldasse un debito di 2000 euro. Soldi che servivano a pagare circa 40 grammi di cocaina ricevuti direttamente da lei. Durante il colloquio con il carabiniere, fu raggiunto telefonicamente dalla donna, con il nomignolo "A’ zia" che comparve sul display. I carabinieri ascoltarono quella telefonata, allargando poi le indagini. Il 23 aprile è prevista la requisitoria della Procura

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