Cronaca

Nocera Inferiore, la "Ipervigile" gestita da una "società di fatto" di De Santis

La sezione fallimentare del Tribunale di Nocera Inferiore riconosce la gestione personale di De Santis e famiglia, oltre ad una collaboratrice, nell'universo delle società di vigilanza privata. Sul penale, si va intanto verso un unico processo

L'Ipervigile era gestita e guidata personalmente da Ferdinando De Santis, insieme ai soci Filomena Paolino, Assunta Scarpati e Filomena Vicidomini, rispettivamente madre, factotum e moglie dell'imprenditore di recente scarcerato dal tribunale di Nocera Inferiore e impegnato per anni nel settore della sorveglianza e trasporto di valori in provincia di Salerno. A dirlo è una sentenza della sezione fallimentare del tribunale di Nocera Inferiore (il fallimento risale al dicembre scorso), che inquadra quel gruppo di persone come una "società di fatto", impegnate nella gestione della holding. Era la sede in via Riccio a Nocera Inferiore, oltre che ubicazione fisica della Ipervigile, la base dove operavano i quattro. De Santis è attualmente sotto processo davanti al tribunale per almeno quattro procedimenti. La sentenza ricostruisce il numero di creditori da liquidare attraverso scritture contabili e varia documentazione. 

In sede penale invece, le accuse sono di bancarotta, appropriazione indebita, emissione di fatture per operazioni inesistenti, omesso versamento di contributi e ritenute, truffa aggravata e smercio di banconote false. L'indagine del sostituto procuratore Roberto Lenza era partita dal fallimento della Bsk, altra società ritenuta collegata ad Ipervigile, con i nuovi riscontri messi nero su bianco a seguito della denuncia della Banca d'Italia per un ammanco di quasi 10 milioni di euro nel caveau di via Riccio. La sentenza della sezione fallimentare invece, staccandosi dalle tante contestazioni oggi oggetto di dibattimento, riconosce un ruolo personale e principale ai quattro, impegnati a gestire diverse società satellite, impegnate nel settore della vigilanza privata. A ricostruire il tutto la Guardia di Finanza di Salerno, che si concentrò anche sul patrimonio di De Santis, raggiunto da alcune misure di sequestro patrimoniale per un totale di quasi 8 milioni di euro.  

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