"Trattati come schiavi", lo sfogo dei dipendenti nell'indagine sul lavoro nei market dell'Agro

I verbali dei dipendenti sentiti dai carabinieri e dalla Finanza, nella maxi inchiesta su punti vendita e supermercati gestiti dal 69enne ex colonnello dell'esercito in pensione, arrestato per estorsione aggravata

"Il metodo è sempre lo stesso, riprendere il dipendente fino a quando esasperato non si dimette oppure viene licenziato a seguito di presunte contestazioni". Così parlava uno dei tanti dipendenti sentiti dai carabinieri e dalla Finanza, nella maxi inchiesta su punti vendita e supermercati gestiti da D.G.A. (le iniziali dell'imprenditore finito agli arresti domiciliari), 69enne ex colonnello dell'esercito in pensione, arrestato e finito ai domiciliari per estorsione aggravata. Più di 30 i lavoratori "vessati e mortificati", costretti a lavorare - secondo il gip che ha firmato l'ordinanza - "in condizioni disumane". Cinque i suoi collaboratori più stretti dell'imprenditore indagati a piede libero, che avrebbero portato avanti gli ordini e le condotte imposte dal loro superiore, ma evitando l'arresto. Alcuni di loro, anche direttori delle stesse attività. Per il giudice, tuttavia, è quasi certo che simili atteggiamenti fossero "il risultato di direttive precise impartite dal datore di lavoro". L'augurio che fa lo stesso giudice per le indagini preliminari, è che con una nuova gestione, possano finire anche certi comportamenti da parte di persone, ad oggi, indagate. 

Dipendenti in lacrime, altri dallo psichiatra

Nelle carte della procura di Nocera Inferiore i racconti dei lavoratori variano. Lavoro in giro non ce n'è. Ci sono le famiglie e i figli da far mangiare, e "per portare un pezzo di pane a casa" si sopporta di tutto. Si sopportano, ad esempio, sberleffi sull'aspetto fisico, urlati anche dai microfoni delle casse di alcuni punti vendita. Si ricevono minacce di licenziamento se non si ritrattano le dichiarazioni fornite ai carabinieri, durante le indagini, o agli ispettori del lavoro su buste paga e contratti. Si tollera persino la molestia sessuale, contestata ad uno dei dipendenti, che avrebbe palpato una collega "solo per farla dimettere". "Scappò via piangendo - racconta un collega della vittima dell'episodio - e andò in bagno. Aveva bisogno di lavorare ed aveva capito, come del resto tutti, che stavano costringendo a farla dimettere". Un altro lavoratore, sentito come persona informata sui fatti, aggiungerà: "Alla fine vincevano sempre loro perchè mi avevano detto di stare zitta e di fare come dicevano loro, ma io avevo voluto lamentarmi e quindi questo era quello che mi aspettava, mi avevano detto a cosa andavo incontro adottando tale comportamento". Altri, invece, per "riconquistare la fiducia in me stessa", finirono per andare dallo psichiatra, per quel "clima di prevaricazione" sempre più opprimente, durante i turni di lavoro. Il licenziamento, insomma, era dietro l'angolo. Si lavorava anche per 500 euro mensili, ma in maniera continuata, come se il contratto fosse quello di dipendenti a tempo pieno. Bisognava rinunciare a riposi, ferie, straordinari e dimezzarsi le ore di servizio. E le paghe erano da fame, in netto contrasto con i contratti di lavoro nazionali. Qualcuno sarebbe stato anche umiliato dinanzi ai clienti: "Non sei buono, ti meriti l'ergastolo..non puoi neanche andare a zappare la terra, non sapete lavorare, ti devi dimettere, la porta sta là!". Negli oltre 30 episodi ricostruiti dalla procura, le mortificazioni per i lavorati si sprecano: dalle perquisizioni personali fatte solo per umiliare le vittime davanti agli altri, alle contestazioni disciplinari inventate per errori mai commessi. E ancora: i trasferimenti presso altre sedi come punizioni, agli ordini da seguire nei punti vendita (come l'abbigliamento) 

La sospensione

D.G.A. è stato sospeso per sei mesi dal poter esercitare qualsiasi tipo di attività d'impresa. Pur non riconoscendo il reato di riciclaggio (per discrasie temporali legate all'apertura di alcuni punti vendita) il gip ha dato il via libera al sequestro di 1 milione e 700mila euro, perchè i presunti "profitti", risultato dell'aver trattenuto i soldi dalle buste paga dei lavoratori, sarebbe finito nelle due società di cui il 69enne era amministratore unico. Tredici le attività da lui gestite, con 9 supermercati e 3 punti vendita, tra Nocera Inferiore, Nocera Superiore, Cava de' Tirreni, San Valentino Torio, Castel San Giorgio, Giffoni Valle Piana e Salerno. Alcune delle persone, oggi parte offese, hanno pensato bene di registrare le conversazioni che avevano con i loro superiori o con l'ex colonnello. Registrazioni finite poi in mano alla procura. Tra gli stessi scatterà anche una sorta di solidarietà: "D.G.A. , oltre a farmi lavorare con turni massacranti, mi ha anche fatto terra bruciata intorno. In altri punti vendita sono costantemente respinto, in quanto - a loro dire - ero persona fannullona e pericolosa. Tutto questo non lo merito, ho dato l'anima, come me ne hanno passate tante anche altri dipendenti. Eravamo trattati peggio dei marocchini, eravamo schiavi di una persona che sul lavoro degli operai ha costruito la sua azienda". Nei prossimi giorni, il 69enne sarà interrogato dal gip, per poter spiegare tutti gli addebbiti che gli vengono contestati. I capi d'imputazione sono più di trenta. 

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