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Nocera Inferiore, scontri tra ultras e polizia. Il racconto in aula: "Conoscevamo i tifosi, fu facile identificarli"

In aula la testimonianza dell'ispettore capo Iannone, che ha illustrato il processo di identificazione per i quindici ultras che quella sera diedero vita ad uno scontro con le forze dell'ordine ed i tifosi del Perugia prima del match

"Abbiamo identificato tutti i tifosi della Nocerina quella sera. Erano coperti al volto, ma li conosciamo da tempo. Inoltre, erano stati ripresi da un'altra telecamera, in una zona diversa dal cuore degli scontri. Dargli un nome non fu difficile". E' stata verbalizzata ieri mattina la testimonianza dell'ispettore della polizia Attilio Iannone, chiamato a ricostruire i fatti del 30 agosto 2013, quando 14 ultras della Nocerina diedero inizio ad un feroce scontro con lancio di pietre e altro verso le forze dell'ordine e i tifosi ospiti del Perugia. L'ispettore è stato interrogato dal pubblico ministero, alla presenza del collegio presieduto dal magistrato Francesco Rossetti, raccontando il lavoro svolto insieme ai colleghi del commissariato quella sera. Il 21 aprile la testimonianza dell'agente continuerà, con il contro esame degli avvocati difensori. I quattordici tifosi rossoneri sono accusati di devastazione. Gli scontri ebbero inizio alle 20.25 circa nei pressi della piazzetta De Santis. Bersaglio di una sassaiola che comprese di tutto, furono due pullmini da nove posti con a bordo tifosi umbri e le stesse forze dell’ordine, costituitesi parte civile. Quella sera, un gruppo di supporter rossoneri venne a contatto con le forze di polizia, che stavano scortando allo stadio S. Francesco la tifoseria del Perugia. Pochi minuti dopo, sarebbe cominciato il match tra i rossoneri e i grifoni. Stando a testimonianze e indagini, l’obiettivo dei nocerini era la tifoseria avversaria (colpevole di aver aggredito alcuni passanti) e non di creare «caos e violenza contro tutto e tutti», come fu riferito in una memoria difensiva. 

Le successive indagini della procura portarono, dopo mesi, all'arresto di quindici persone. Nell'unica sentenza di condanna, in virtù del rito scelto da Raffaele Villani, uno dei coinvolti, il giudice parlò di «agguati» commessi da gruppi di tifosi a danno della tifoseria ospite e della polizia, oltre alla distruzione dell’arredo urbano, i cui resti furono utilizzati per la sassaiola contro gli agenti. Prima di Iannone, la scorsa udienza aveva testimoniato l'ex vicequestore Giuseppe Marziano, che raccontò che mentre la polizia stava scortando allo stadio alcuni bus con a bordo tifosi del Perugia, ricevette per radio la comunicazione dei primi scontri. «Mi parlarono di lanci di sassi e di bottiglie. Chiedemmo supporto anche ad altre forze, come i carabinieri, per poi indirizzare i pullmini aggrediti verso l’autostrada. In pratica, quel gruppo di tifosi non arrivò mai allo stadio per assistere alla partita». Stando alla testimonianza di Marziano, l’arrivo di quei tifosi ospiti, poi finiti negli scontri tra via Pucci e via Castaldo, non fu mai comunicato dalla Questura competente alla polizia di Nocera Inferiore. «Ce li siamo ritrovati d’improvviso in città, a differenza di quelli che invece scortammo allo stadio». Tuttavia, quella sera non fu identificato alcun tifoso ospite. L'attuale processo potrebbe essere influenzato da una nuova pronuncia della Cassazione, che nell'annullare con rinvio la sentenza di Villani, chiese alla Corte d'Appello di rivalutare il reato di devastazione, così come chiesto dall'avvocato Carlo De Martino.

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