Omicidio di Ravello, il pm chiede trent'anni di carcere per Giuseppe Lima

Stamattina si è svolta l'udienza presso il tribunale di Nocera Inferiore contro l'uomo accusato, insieme a Vincenza Dipino, della morte di Patrizia Attruia

Trent’anni di carcere per Giuseppe Lima, l’uomo accusato insieme a Vincenza Dipino (già condannata a 23 anni di reclusione) dell’omicidio di Patrizia Attruia, avvenuto nel marzo 2015 a Ravello. E’ la richiesta avanzata dal pubblico ministero Giancarlo Russo della Procura di Nocera Inferiore durante l’udienza di discussione nell’ambito del processo, che vede imputato Lima, svoltasi, questa mattina, dinanzi al Gup Maria Zambrano. La prossima udienza verrà celebrata il 27 marzo quando, a prendere la parola, sarà la difesa tramite l’avvocato Luigi Gargiulo.

L’inchiesta

La vittima, da circa tre anni, si era trasferita a Ravello, dove viveva con Lima. Entrambi disoccupati, abitavano in un fabbricato rurale a servizio di un terreno agricolo. Fin quando non avevano deciso di trasferirsi presso l’abitazione di Vincenza Dipino, proprio su invito di quest’ultima. Tra le due donne sarebbe nata da subito una rivalità per l'uomo di casa. A seguito dell'ennesima lite tra le due, la scafatese fu costretta, molto verosimilmente, ad assumere massicce dosi di tranquillanti. Successivamente, in base alla ricostruzione degli investigatori, Dipino strangolò la rivale, tra la cucina e la camera da letto. Il corpo fi trascinato per il corridoio e adagiato all'interno di una cassapanca, dove il 27 marzo fu ritrovato. A chiedere aiuto fu lo stesso Lima, che si rivolse ad un dipendente comunale per chiedere come comportarsi. I successivi accertamenti degli inquirenti ricostruirono la scena del crimine ed evidenziato ulteriori particolari, come l’assunzione di sonnifero da parte della vittima. Durante le indagini fu prelevato il Dna dalle unghie della vittima, oltre a diversi sopralluoghi effettuati presso l'appartamento dove si era consumato il delitto. Di Pino, in prima battuta, si sarebbe addossata tutte le colpe dell'omicidio. 

Lima, invece, si dichiarò innocente e all'oscuro di tutto, fino a quando non fu proprio la donna a mostrargli il cadavere della compagna. Gli inquirenti, tuttavia, avevano da sempre nutrito dubbi sulla versione dell’uomo, sul quale pende l’accusa di occultamento di cadavere in concorso. Il corpo senza vita di Patrizia Attruia fu ritrovato dai carabinieri nel primo pomeriggio, dopo che lo stesso Lima aveva chiesto consigli ad un funzionario del Comune di Ravello, comunicandogli il decesso della donna e chiedendogli come comportarsi. L’autopsia, i rilievi e le analisi del caso, accertarono che la morte della 47enne era avvenuta circa 40 ore prima del ritrovamento. Circostanza che fece sorgere altri dubbi sulla posizione dell'uomo.

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