Omicidio Vassallo, spunta la vigilessa-killer: nuova indagine

Sotto la lente d'ingrandimento degli inquirenti finisce il ruolo di Sonia Pisani, condannata per duplice omicidio per droga a Roma, figlia di un generale che ebbe un “no” dal sindaco-pescatore

Angelo Vassallo

Il volto e il nome dell’assassino/assassini di Angelo Vassallo ancora sono avvolti dal mistero. Ma, a distanza di otto anni dall’omicidio del sindaco di Pollica, la Procura di Salerno lascia una porta aperta e apre un nuovo fascicolo con una pista precisa sullo spaccio di droga.

Il retroscena

Si riparte, quindi, con l’ipotesi droga rafforzata - rivela La Città - dai recenti sviluppi di una inchiesta napoletana che, tra gli altri, coinvolge un carabiniere accusato di favorire un clan della camorra in contatto con i narcos colombiani e con molte amicizie ad Acciaroli (il carabiniere faceva servizio a Castello di Cisterna, nome e località che già era venuta fuori nelle indagini appena archiviate). Ma c’è anche un capitolo che si riconnette al mondo della droga e che, nelle prime indagini, da Roma condusse a Pollica, andata e ritorno. La sera del 29 maggio del 2011 in una villetta di Cecchina, alle porte della Capitale, nella abitazione di Marco Paglia in via Colle Nasone, suonano al citofono un uomo e una donna, fingendosi carabinieri, poi identificati in Sante Fragalà, di Torvaianica, ritenuto dagli inquirenti vicino alla cosca catanese dei Santapaola, e nella compagna, Ausonia Pisani, vigilessa ad Albano, ma nativa di Pollica e figlia di un alto generale dell’Arma. Fabio Giorgi e il marocchino Rabii Baridi, stanno discutendo di affari legati alla droga.

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I due, Pisani e Fragalà, fanno subito fuoco con due pistole, calibro 9x21 uccidendo Giorgi e Baridi e ferendo altri due persone presenti che si finsero morti. Pisani e Fragalà sono stati definitivamente condannati per il duplice omicidio: 26 anni di reclusione per Sante Fragalà e 16 per Ausonia Pisani. La procura di Roma all’epoca, procuratore aggiunto Capaldo, ipotizzò un collegamento tra l’omicidio Vassallo e quello compiuto dalla Pisani sulla base di un elemento: una pistola calibro 9x21 che era in possesso della donna. Sulla pistola il Ris dei carabinieri effettuò verifiche ma senza risultati, Le indagini non toccarono in nessun modo nè la vigilessa nè tantomeno il padre. Ma ci sarebbero ora elementi che, nell’inchiesta bis, potrebbero ritornare: il primo, la verifica sulla presenza di Pisani e Fragalà nel Cilento nei giorni dell’omicidio Vassallo (pare che i loro cellulari fossero agganciati a celle nel Salernitano); il secondo, il calibro della pistola usata per uccidere Vassallo, arma mai ritrovata; il terzo, l’avversione nei confronti di Vassallo da parte della famiglia Pisani.

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