Prestiti a strozzo all'imprenditore: cinque arresti dell'Antimafia

Gli indagati, approfittando dello stato di bisogno dell'uomo, si facevano consegnare in cambio di prestiti, corrispettivi usurari, anche sotto minacce e violenze. L’operazione vede coinvolti i comuni di Cava, Nocera Superiore, Napoli e Poggiomarino

Questa mattina  gli uomini della Direzione Investigativa Antimafia di Salerno hanno eseguito un’ ordinanza cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Salerno, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di cinque indagati. L’operazione vede coinvolti i comuni di Cava, Nocera Superiore, Napoli e Poggiomarino

L'inchiesta

Gli indagati sono tutti accusati di usura, estorsione, anche aggravata dal metodo mafioso, perché, approfittando dello stato di bisogno di un imprenditore nel settore dell’abbigliamento di Salerno, si facevano consegnare in cambio di prestiti, corrispettivi usurari, anche sotto minacce e violenze, spesso evocando la fama criminale dell’erogatore dei finanziamenti. Proprio quelle restituzioni sarebbero diventate insostenibili per il commerciante che, nel 2018, si è presentato alla Dia per chiedere aiuto, raccontando di essere vittima dal 2011 di richieste estorsive che lo avevano anche costretto a chiudere un punto vendita a Cava de' Tirreni. L'indagine coordinata dal pm Vincenzo Senatore si è avvalsa di intercettazioni e di pedinamenti, ricostruendo in due anni un sistema di usura "criminale e professionalizzata", dicono gli inquirenti, in cui gli indagati mettevano in atto minacce con metodi "di tipo scientifico".  A fronte di un prestito di 500mila euro, la banda ha chiesto, in cambio, 700-800mila solo a titolo di interessi. Le pretese estorsive sarebbero avvenute in maniera verbale, "facendo dei riferimenti molto allarmanti - spiega Senatore - allo spessore criminale di alcuni degli indagati". I tassi usurai superavano il 347% annuo.

Il sequestro

L’indagine, svolta con l’uso di intercettazioni e servizi di pedinamento, ha permesso di acquisire importanti prove a carico dei cinque indagati. Di qui l’emissione delle quattro misure cautelari della custodia in carcere una misura cautelare degli arresti domiciliari. Infine sono state effettuate numerose perquisizioni locali, di cui una anche nella cella dove uno degli indagati era già detenuto per altra causa, per ricercare titoli di credito, denaro ed altri documenti riconducibili ai reati di cui sono accusati. Complessivamente sono stati sequestrati anche circa 24 mila euro.

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