Oro e ristoro: gioiellerie salernitane in crisi, sarà un Natale di ristrettezze

"Se è ferma la filiera delle cerimonie, se crolla il mercato del wedding, siamo in difficoltà anche noi orafi e gioiellieri. Il turismo è fermo al porto. Non ci sono più navi da crociera e turisti in visita nel centro storico di Salerno". Parla Adele Crivelli

La domanda è esplorativa e la risposta arriva tra mille sospiri. "Come va? Male, grazie". Adele Crivelli, titolare dell'omonima gioielleria di via Mercanti nel cuore del centro storico, a Salerno, racconta la crisi di un settore di nicchia, "che non è rientrato - dice - nel nuovo decreto Ristori". La parola nicchia, tempo fa, assumeva un'altra accezione: élite, un acquisto per le occasioni importanti, un regalo esclusivo. Adesso settore di nicchia significa "che si sono dimenticati di noi, ci hanno abbandonato". La difficoltà degli orafi e gioiellieri aumenta in misura proporzionale al costo della materia prima: "L'oro puro costa 49 euro al grammo. Poi va lavorato. Le difficoltà aumentano, se aggiungiamo la tendenza ad acquistare on line. Proliferano le vendite e gli acquisti sommersi, rappresentano una piaga".

I settori collegati

La crisi delle gioiellerie è diretta conseguenza della crisi di altri settori collegati. "Se è ferma la filiera delle cerimonia, se crolla il mercato del wedding, siamo in difficoltà anche noi - prosegue Crivelli - Il turismo si è... arenato: è fermo al porto. Non ci sono più navi da crociera e turisti in visita nel centro storico di Salerno. La rinuncia a Luci d'Artista ha creato ulteriori sconquassi". I costi di gestione, però, restano alti. Sono i costi fissi, industriali, è il rischio d'impresa: "Fitti, bollette, ordini per fornitura e materiali. Le spese consuete restano invariate e sono inevitabili, se si vuole continuare ad essere virtuosi: l'immagine del negozio va tutelata".

Tradizione e famiglia

La signora Adele con il fratello Uberto si dedica a questa attività da 30 anni. "Siamo una piccola azienda a carattere familiare - conclude - e il radicamento alle tradizioni, insieme alla passione per il nostro lavoro, ci spinge ad andare avanti. In questi mesi di emergenza sanitaria e difficoltà, i vecchi clienti ci incoraggiano a non mollare. Non abbiamo commessi e questo aspetto ci ha consentito di limitare all'osso ulteriori esborsi. Al momento, però, facciamo parte della categoria dei dimenticati: siamo l'oro senza ristoro".

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