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Cronaca Pagani

Urla "Allah Akbar" in chiesa, poi distrugge un altare e aggredisce sagrestano

Il giudice ha condannato un marocchino di 26 anni a 2 anni e 6 mesi di reclusione, con l'accusa di danneggiamento e resistenza. Dopo aver aggredito un sagrestano, entrò in chiesa e distrusse una teca con dentro la statua della Madonna

Era riuscito ad entrare nella Basilica di Sant’Alfonso, a Pagani, aggredendo un sagrestano e poi rompendo la teca dell’altare al cui interno c’era una statua della Madonna. Mentre lo faceva, aveva urlato più volte: «Allah Akbar», "Dio è grande", terrorizzando i presenti, come lo stesso sagrestano, che riferì ai carabinieri di aver temuto per la sua vita. "Ho creduto - raccontò l'uomo - fosse un attacco suicida. Ho temuto per la mia vita. Ricordo che aveva gli occhi sbarrati, pieni di sangue e urlava continuamente pronunciando parole in arabo". Due giorni fa, il giudice monocratico Russo Guarro ha condannato a 2 anni e 6 mesi il giovane marocchino Kirane Samir, 26enne in carcere per quanto commesso alla fine dello scorso gennaio. Furono necessari quattro carabinieri quel giorno per bloccare il giovane, in evidente stato di alterazione psicofisica, in ragione di alcuni suoi problemi pregressi. Nelle motivazioni contestuali alla sentenza, il magistrato ha precisato dell'esistenza di un "Vizio parziale di mente che al momento dei fatti ne scemò grandemente la capacità di intendere e di volere, pur senza escluderla". I militari della tenenza di Pagani lo ammanettarono a fatica, dopo aver subito la furia dell’africano, riuscito a gran forza anche a ferire alcuni di loro. Tutto questo avvenne alle 6 e mezza del mattino. Il ragazzo era riuscito ad entrare in chiesa, prendendo a calci la porta d’ingresso. Fu una donna a chiamare i carabinieri, alla quale il sagrestano si rivolse prima di affrontare il 26enne. L'episodio avvenne l'11 gennaio. Quando fu interrogato, il ragazzo disse di non ricordare nulla. In carcere avrebbe invece continuato ad assumere comportamenti e atteggiamenti violenti, oltre a manifestare evidenti disturbi della propria personalità

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