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Pagani, armi da guerra custodite in garage: condannati in cinque

Il tribunale di Nocera Inferiore ha emesso condanne con l’accusa di detenzione di armi per cinque persone di Pagani, chiudendo in primo grado il processo «Fabbro». La banda sarebbe stata in procinto di consumare diverse rapine a portavalori

Armi da guerra custodite in un garage che sarebbero dovute servire per una serie di rapine, che tuttavia non furono mai commesse: il tribunale di Nocera Inferiore ha emesso condanne con l’accusa di detenzione di armi per cinque persone di Pagani, chiudendo in primo grado il processo «Fabbro». Il collegio con presidente Domenico Diograzia ha condannato a 6 anni ciascuno G.C. ed Enrico Laierno (già condannato a 15 anni per l’assalto all’ufficio postale a Pagani nel novembre 2014), mentre M.D.M , A.M. e A.C. a 3 anni e 8 mesi di reclusione ciascuno. Assolto invece Mario Zottoli. I sei sono stati assolti invece dall’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso e dalla sola accusa di detenzione di due kalashnikov. Ha retto dunque, seppur parzialmente, l’ipotesi accusatoria della Dda (aveva chiesto per tutti 9 anni) su un gruppo di persone sospettato di preparare assalti armati a furgoni portavalori. L’indagine partì dopo un colpo nel 2011 (sconosciuti gli autori) con la rapina ad un furgone lungo la galleria Seminario.

Successivi riscontri eseguiti dai carabinieri del Ros spostarono l’attività a Pagani, individuando con tanto di perquisizione un garage interno ad un parco residenziale nel gennaio 2012. Cuore del processo fu proprio un incontro tra i sei. Nel garage i Ros trovarono una grossa quantità di armi e altri utensili ricollegabili alla preparazione di rapine, insieme a tracce (tra impronte papillari e altre trovate su di un cappello) che gli esperti analizzarono per riscontri sugli imputati. Il gruppo era stato assolto in un procedimento separato già da accuse simili, mentre un altro indagato, Pietro Sassolino, era stato condannato per la detenzione di armi. Un ruolo importante lo hanno svolto le intercettazioni ambientali, che spinsero la Procura a ipotizzare la stesura di un piano per una serie di assalti a blindati, oltre alla preoccupazione di alcuni degli indagati quando i carabinieri trovarono le armi. La difesa si era battuta per l’assenza di prove, maturate solo su sospetti e indizi senza riscontri. Il collegio ha deciso per la condanna per la sola detenzione di armi. Le motivazioni per capire il ragionamento dei giudici saranno depositate entro novanta giorni. 

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