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Pagani, attentati ed estorsioni come un clan di camorra: tutti assolti

Tutti assolti dal tribunale di Nocera Inferiore gli imputati Salvatore Avitabile, Catello Pepe, Gerardo Pepe e Mario Buonocore, ritenuti rivali - secondo il teorema dell'Antimafia - del clan Contaldo-Annunziata a Pagani

Oltre 10 anni di processo, con l’accusa di associazione di stampo mafioso per essersi contrapposti ad altre organizzazioni criminali: finiscono tutti assolti. E’ questa la sentenza di assoluzione pronunciata dal collegio del tribunale di Nocera Inferiore, presieduto da Francesco Paolo Rossetti. Un’assoluzione perché il fatto non sussiste e per non aver commesso il fatto per Salvatore Avitabile, Catello Pepe, Gerardo Pepe detto "Gerardone" e Mario Buonocore. 

Le accuse

Il contesto nel quale l’Antimafia inquadrò i fatti risale alla fine degli anni 90, quando tre dei quattro imputati furono inquadrati quali componenti di un clan opposto a quello dei Contaldo-Annunziata a Pagani. Gli stessi avrebbero avuto stretto contatti con lo storico clan a Sant’Egidio, del boss Luigi Iannaco. Avitabile, Buonocore e Caputo avrebbero in sostanza tentato di imporsi a Pagani per il controllo del territorio. Era il periodo storico nel quale maturò l’omicidio passionale di Antonio Fulgido (due degli attuali imputati furono incriminati per aver fornito supporto logistico in altro procedimento) e il tentato omicidio di Nicola Fiore, appartenente al gruppo di Contaldo. Le accuse mosse nel dibattimento, ora chiuso in primo grado, furono generate dalle dichiarazioni di Nicola Caputo, anch’egli imputato prima di diventare collaboratore di giustizia, sulle quali il tribunale non avrebbe trovato riscontri. Serviranno 90 giorni per leggere le motivazioni. Le altre accuse erano estorsione e spaccio di droga. Nel mirino del gruppo sarebbero finite due farmacie di Pagani, bersagliate di proiettili affinché versassero denaro per carcerati e affiliati. Una terza accusa riguardava invece la cessione di cinque chili di droga. Finisce in prescrizione l’accusa per Nicola Caputo, a processo per aver posseduto un fucile mitragliatore, ricevuto da Iannaco, ed una pistola calibro 380. 

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