Venerdì, 17 Settembre 2021
Cronaca Pagani

Assolto, carabiniere chiede risarcimento per sette mesi ai domiciliari: no della Cassazione

Dopo l’archiviazione del procedimento penale a suo carico, il militare aveva presentato la richiesta risarcitoria, ma la Corte d’Appello di Salerno aveva rigettato.

La Cassazioneha confermato il no alla richiesta di risarcimento per ingiusta detenzione presentata da un carabinieri di 58 anni, assolto in un'inchiesta dai reati di rivelazione di segreti d'ufficio e favoreggiamento in favore di un giudice di Pace di Scafati, coinvolto in un'inchiesta della Procura di Torre e poi Nocera Inferiore per fatti più ampi. Dopo l’archiviazione del procedimento penale a suo carico, il militare aveva presentato la richiesta risarcitoria, ma la Corte d’Appello di Salerno aveva rigettato. Secondo la sua linea difensiva, l’incontro con il giudice era stato di natura personale, come confermato dall’archiviazione del procedimento nei suoi confronti.

L'accusa

L’accusa sosteneva che il carabiniere fosse intervenuto presso un altro militare, appartenente alla Guardia di Finanza, che conduceva le indagini contro il magistrato. L'incontro avvenne nello studio del giudice inquisito. Alle accuse erano mancati i riscontri e si era giunti così al proscioglimento del carabiniere.
Per i giudici chiamati a valutare la richiesta risarcitoria di riparazione c’è «l’esistenza di un comportamento altamente scorretto da parte del carabiniere, che non aveva esitato a recarsi presso lo studio dell’accusato, fornendogli rassicurazioni di un interessamento rispetto all’indagine in corso, spendendo il nome di un graduato della guardia di finanza e invitandolo a fare attenzione perché poteva essere ascoltato. Tale comportamento aveva contribuito a trarre in errore l’autorità giudiziaria circa la sussistenza di un grave quadro indiziario a sostegno della misura domiciliare, poi sostituita con altra non custodiale».
La questione esaminata per la riparazione chiesta dal militare, in particolare, riguardava «la falsa apparenza della sua configurabilità come illecito penale». Secondo i giudici della Corte d’Appello, il militare aveva messo in atto un comportamento che aveva contribuito a configurare, pure nell’errore giudiziario, «quel grave quadro indiziario su un suo coinvolgimento negli illeciti oggetto d’indagine». Gli stessi giudici avevano evidenziato opacità nei rapporti con l’indagato, con manifestata possibilità di interferire con indagini in corso. Da ciò la Cassazione ha deciso per l’inammissibilità del ricorso, riguardo la riparazione per ingiusta detenzione.

Il profilo

Il carabiniere era stato impegnato, per anni, nella caccia ai latitanti dell’hinterland napoletano, poi coinvolto nell’inchiesta sulle sentenze aggiustate a favore delle parti. Trascorse sette mesi ai domiciliari. Poi la messa alla prova, fino alla dimostrazione dell’errore giudiziario. Era stato per 10 anni in servizio alla tenenza di Pagani e fino al 27 settembre 2018 vice comandante della sezione catturandi, reparto speciale del reparto territoriale di Torre Annunziata che aveva messo a segno l’arresto dì molti esponenti del clan Gionta. 

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