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Avvisò ex boss di una perquisizione: accuse prescritte per un carabiniere di Pagani

I giudici della Cassazione hanno respinto il ricorso presentato dalla difesa del militare, annullando senza rinvio la parte della sentenza che lasciava in piedi l’accusa di rivelazione di segreto

Non luogo a procedere in via definitiva, così come deciso in Corte d’Appello, per un carabiniere di 42 anni, M.D.S. , all'epoca anni fa in servizio alla tenenza di Pagani, finito sotto processo per corruzione, favoreggiamento e rivelazione di segreto. I giudici della Cassazione hanno respinto il ricorso presentato dalla difesa del militare, annullando senza rinvio la parte della sentenza che lasciava in piedi l’accusa di rivelazione di segreto, per via di un precedente giudicato sulla stessa questione relativa al 2008 per uno scambio di favori tra l’ex boss santegidiese Vincenzo Greco (poi divenuto collaboratore di giustizia e anche lui imputato).

La storia

Il tribunale militare di Napoli aveva già emesso sentenza di assoluzione, ravvisando l’assenza dell’imputato dal servizio «proprio nel periodo immediatamente precedente alla perquisizione». Per quanto riguarda le altre accuse, i giudici hanno ravvisato il giusto iter dai giudici della Corte d’Appello dopo il primo giudizio con rito abbreviato emesso dal gup. «E stato accertato», scrive la Cassazione nelle motivazioni, «che D.S. era in servizio, all’epoca dei fatti, presso la stazione dei carabinieri di Pagani, informata, per ragioni di servizio, della perquisizione che i carabinieri di Nocera avrebbero dovuto eseguire nei confronti del Greco a Sant’Egidio del Monte Albino, e dunque, per la natura del ruolo ricoperto e il tipo di attività di polizia giudiziaria, egli era un pubblico ufficiale tenuto al rispetto della segretezza». Ancora, i giudici sottolineano: «La rivelazione della disposta perquisizione, riferita dal Greco solo una volta divenuto collaboratore di giustizia, a distanza di anni dal fatto, non può non pregiudicare il buon andamento delle attività di indagine». La rivelazione riguardava un atto a sorpresa che Greco, per sua ammissione, aveva provveduto ad evitare, «spostando il luogo di custodia delle armi». Tale circostanza, spiega ancora la Cassazione, non rientra in una violazione punita soltanto dal codice militare, per mera organizzazione del servizio, ma anche, in pieno, nella legge ordinaria. Infine, la Corte d’Appello, come ravvisa la Cassazione, con motivazione priva di vizi logici, ha evidenziato la responsabilità del carabiniere, escludendo la possibilità di una assoluzione nel merito. Le accuse contestate, oltre alla rivelazione di segreto, annullata senza rinvio, restano nella sostanza, con l’intervenuta prescrizione per il tempo decorso: il militare, che voleva una pronuncia assolutoria nel merito, era finito a giudizio per aver «assicurato la propria disponibilità ad avvertire di perquisizioni Vincenzo Greco, ex boss di Sant’Egidio Monte Albino attivo nel traffico di stupefacenti, ricevendo un’autovettura Audi A7 ad un prezzo più basso di quello di mercato, per aver aiutato lo stesso ad eludere indagini per detenzioni di armi». Ora la Cassazione ha annullato senza rinvio la contestazione per rivelazione di segreto, già raggiunta da assoluzione dal Tribunale militare, dichiarando inammissibile il ricorso per il resto.

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