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Cronaca Pagani

"Stasera abbiamo fatto 3mila euro", gli affari dei pusher a Pagani

E' quanto emerge dall’ordinanza di custodia cautelare con la quale l'Antimafia ha bloccato il gruppo di pusher che aveva monopolizzato il mercato di cocaina e crack in importanti “piazze” di Pagani. 

Un gruppo con un’organizzazione ben collaudata, quella sgominata dalla Dda a Pagani. E' quanto emerge dall’ordinanza di custodia cautelare con la quale l'Antimafia ha bloccato il gruppo di pusher che aveva monopolizzato il mercato di cocaina e crack in importanti “piazze” di Pagani. 

Le indagini

La struttura verticistica del gruppo guidato da C.P. e A.P. , zio e nipote, aveva escogitato un meccanismo di turnazione col quale riusciva a coprire il fabbisogno della clientela, anche in pieno lockdown. Uno degli imputati, ad esempio, aveva il compito di tenere i contatti con gli acquirenti utilizzando un telefono dedicato, usato anche da un secondo complice, durante il turno, con appuntamenti e scambi di droga e denaro, con “pallini” da venti e quaranta euro a seconda delle richieste. I rifornimenti avvenivano sempre presso casa di zio e nipote, gestori a monte della distribuzione della sostanza stupefacente di tipo crack o cocaina. C.P. indicava ai sottoposti i “giri” da svolgere, raccomandando la solvibilità e i pagamenti: “Ci dobbiamo fare la gente che ci da i soldi ora”. Con i complimenti a chi a fine turno portava a casa cifre adeguate.

"Abbiamo guadagnato 3mila euro stasera"

“Trecento, abbiamo lavorato bene questa notte”, si complimentava in un’intercettazione G.S. con C.P., a fine turno. Il modo in cui venivano svolti i servizi di turnazione, G.S. lo spiega a un suo complice: “Gli ho fatto fare tremila euro ieri, non viene, facemmo due giorni a lavorare io e… ci drogammo per tre giorni di seguito, tremila euro facemmo, senza addormentarci”. L’orario di inizio dei turni era intorno alle 20 di sera, in particolare, col rifornimento effettuato presso la base-abitazione del capo, per poi rendere conto del venduto di primo mattino, mentre si consegnava la quota spettante allo stesso C.P. L'uomo era attento anche ad usare il cellulare, con brevissimi contatti che restavano generici: “mò vengo, vienimi a prendere, ci vediamo là”, con diversi rimproveri fatti nei confronti di G.S., al contrario spregiudicato nelle parole e nell’utilizzo del telefono cellulare.

Il blitz della Dda: il video

E poi c'erano, le donne - tre hanno lasciato il carcere per i domiciliari - impegnate nell’attività di spaccio e a gestire gli appuntamenti per la prostituzione alla rivendita di droga. Alcune di loro si rifornivano proprio dallo "zio". Quando poi capitava che uno dei pusher veniva arrestato, c'era subito la sostituzione con un altro, grazie ad una modalità più rapida per la consegna e il passaggio di mano della droga da dare alle ragazze

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