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Pagani, merce contraffatta dall'estero: le decisioni del Riesame sui due indagati dell'Agro

Confermata la misura cautelare per il paganese A.C. , mentre è stato liberato l'altro indagato residente, G.V. Sono le decisioni del Tribunale del Riesame di Napoli, sull'inchiesta anti-contraffazione estesa in tutta la Campania

Confermata la misura cautelare per il paganese A.C. , mentre è stato liberato l'altro indagato residente a Pagani, G.V. Sono le decisioni del Tribunale del Riesame di Napoli, che ha sciolto la riserva disponendo un parziale accoglimento sui ricorsi presentati dal collegio difensivo dei protagonisti dell’inchiesta anti-contraffazione, con riferimenti in tutta la Campania ed epicentro a Nocera Inferiore e Pagani.

Le accuse

Dieci le persone coinvolte, di cui 9 italiane e uno straniero, in un'indagine condotta dalla Procura di Napoli e concentrata su di un'associazione per delinquere finalizzata alla produzione e commercializzazione di prodotti contraffatti, frode nell’esercizio del commercio, vendita di prodotti industriali con segni mendaci e ricettazione. I vertici del meccanismo sono individuati proprio nel paganese A.C. , 42 anni, raggiunto dalla restrizione domiciliare con l’attuale conferma dei giudici del Tribunale della Libertà. Ad affiancarlo compaiono indagati residenti nel casertano, un uomo originario della Turchia ritenuto esponente di riferimento per il traffico incriminato, alcuni nocerini e il paganese G.V. , raggiunto dal divieto di dimora in Campania. Ad indagare la Guardia di Finanza, che individuò un gruppo organizzato e capace di lavorare come un'organizzazione criminale, tra incarichi e ruoli per ognuno dei singoli attenzionati. Anche al punto di poter contare su canali di approvvigionamento stranieri, in particolare verso Turchia e Cina, con una fitta rete distributiva sia fisica che on-line a disposizione, nelle province di Napoli, Bologna, Caserta, Salerno e Roma, dove si muovevano i vari referenti in grado di movimentare il mercato.

La merce falsa

I prodotti, riprodotti con delle caratteristiche che li facevano sembrare identici agli originali, venivano venduti in negozi e outlet multi brand, con una tecnica in grado di rendere difficile il riconoscimento. Come da direttive e raccomandazioni disposte dai vertici stessi del "sistema", i prodotti contraffatti venivano mescolati ad arte con articoli genuini negli stock e nelle vetrine, fino alla fase di rivendita, nei negozi fisici che per le rivendite on-line, truffando in tal modo gli ignari consumatori sia in Italia che all’estero.

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