Truffe all'Inps, condanna definitiva per commercialista di Pagani

L'accusa era di associazione a delinquere finalizzata alla truffa a danno delle casse dell’Inps a Nocera Inferiore. La sua posizione fu stralciata rispetto alle altre, più di ottanta

Accusa precisa e correttamente contestata, con motivazione puntuae e logica. Così la Cassazione chiude l'iter per G.S. , 41enne di Pagani, condannato con formula del patteggiamento a 2 anni di pena, lo scorso settembre, dinanzi al gup del tribunale di Nocera Inferiore. L'accusa era di associazione a delinquere finalizzata alla truffa a danno delle casse dell’Inps a Nocera Inferiore.

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L'inchiesta

I giudici della Corte Suprema hanno rigettato il ricorso presentato dal legale del paganese, confermando le ricostruzioni della Procura di Nocera Inferiore, che dopo la conclusione delle indagini aveva stralciato la sua posizione, con la successiva richiesta di rito alternativo presentata con la formula della pena concordata ratificata dal Gup. Contro G.S. i carabinieri avevano raccolto una lunga serie di elementi. In qualità di responsabile di zona di un'associazione di categoria - l'indagine coinvolse oltre ottanta persone tra Campania e Puglia - G.S. era stato riconosciuto colpevole. L'indagine era partita nel 2018, accertando gli illeciti commessi da un gruppo di consulenti del lavoro, imprenditori e faccendieri in grado di ottenere compensazioni fittizie, denaro e conguagli per assegni di famiglia, malattia, maternità e bonus Irpef degli ottanta euro del governo Renzi, intascando fondi non dovuti per oltre due milioni di euro. Al centro dell’attività del sistema c’erano gli studi di consulenza del paganese e di un altro presunto complice, che per le accuse portavano avanti le truffe. Gli accertamenti effettuati a carico dei consulenti del lavoro individuavano il loro ruolo di responsabili zonali anche in provincia di Benevento, con artifizi e prassi criminose in grado di far aderire le ditte, da essi gestite, alle associazioni di categoria individuate. In questo modo consulenti e legali rappresentanti di 84 ditte anch’essi indagati avevano dichiarato anticipi fittizi a favore dei propri dipendenti per la somma totale di 2.107.394,10 euro, scorporata in plurimi assegni versati al nucleo familiare, per malattia, maternità bonus lrpef 80 euro, le denunce mensili Inps e sugli F24, creando così un credito inesistente nei confronti dell’erario. Si trattava di denaro ottenuto dalle casse dello Stato, in forma di rimborsi. Da qui il “buco” addebitato ai presunti responsabili. Con il rigetto della Cassazione, la condanna per il paganese è diventata definitiva.
 

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