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Pagani, neomelodico accusato di aver comprato cibo con soldi falsi: ma era innocente

Il gup invece ha disposto il non luogo a procedere. La denuncia del commerciante ritenuta priva di fondamento

Era finito sotto processo dopo essere stato accusato da un commerciante di aver comprato del cibo con una falsa banconota da 100 euro. L'imputato, G.C. , 39enne originario di Nocera ma residente a Pagani, lavoratore ma anche cantante neomelodico, rischiava un processo per spendita di banconota falsa. Almeno questo aveva chiesto la Procura di Nocera Inferiore. Il gup invece ha disposto il non luogo a procedere.

La storia

L'accusa era basata esclusivamente su indagini fatte dal commerciante, che il 9 febbraio del 2018, a San Valentino Torio, aveva denunciato l'uomo ingiustamente, convinto si trattasse di un truffatore. Quella sera, stando alla denuncia, un uomo si era recato in una rosticceria e aveva ordinato diversi prodotti da asporto. Aveva pagato con una moneta da 100 euro. Il commerciante gli aveva dato il resto, per poi accorgersi che quella banconota era falsa. L'uomo, fingendo di prendere un'altra banconota, si era poi dato alla fuga, portando con se il cibo ma anche il resto dei soldi, 93 euro. Ai carabinieri, il titolare della rosticceria spiegò di aver individuato il cliente dai video della sorveglianza del locale. Aveva poi preso nota del modello dell'auto con la quale era andato via, per poi effettuare una serie di verifiche e trovare il viso dell'avventore in una foto su Facebook. A quel punto aveva recuperato anche l'indirizzo di casa, recandosi poi presso il domicilio dell'attuale imputato, chiedendogli la restituzione dei soldi. Il 39enne si era dichiarato estraneo ai fatti. Sul posto giunsero anche i carabinieri, che svolsero una serie di indagini, tra le quali un controllo in casa dell'uomo. Nell'esaminare le carte, tuttavia, il gup ha riscontrato diverse discrasie: come il modello di auto che cambia dalla denuncia all'annotazione di polizia. Ma anche il non aver allegato le foto tratte dai video nella denuncia: il commerciante fornì una descrizione generica dell'uomo, sul quale il giudice chiosa: "Chiunque per strada ogni giorno potrebbe incontrare persone con simili comuni caratteristiche, quindi non vi è alcuna attendibilità e certezza e soprattutto difettano riscontri entrinseci alla affermazione del denunciante di aver sicuramente riconosciuto il C. nella foto del profilo Facebook della donna proprietaria dell'autovettura". Al termine dell'udienza preliminare, la sentenza di non luogo a procedere per non aver commesso il fatto. 

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