Cronaca Pagani

Il "sistema Pagani": cosa dicono i nuovi pentiti chiamati dall'Antimafia

Negli stralci depositati dal sostituto Vincenzo Montemurro la circostanza che esisteva anche a Pagani un clan che si riforniva di grosse quantità di droga. Al centro di tutto, sempre lui, Antonio Petrosino D'Auria. Indicato come referente

Il colpo di scena si è avuto lo scorso 20 febbraio, nell’udienza valida per il processo «Taurania Revenge», quando il pubblico ministero dell’Antimafia, Vincenzo Montemurro, ha depositato gli stralci dei verbali di tre pentiti. Sono Francesco Raimo, ex affiliato al clan napoletano Birra-Iacomino, Agostino Scarrone, la mano di fuoco del clan e Costantino Iacomino, leader carismatico della camorra di Ercolano. Tutti e tre hanno fatto il nome di Antonio Petrosino D’Auria, ritenuto a capo del clan omonimo a Pagani e imputato per aver gestito un sistema criminale finalizzato allo smercio di droga e al controllo delle piazze nel comune dell’Agro. Sentiti tra il 2012 e 2013, due sono le circostanze che emergono dalle tre deposizioni: la prima è che tra i clan che venivano riforniti dal napoletano vi era anche quello di Pagani. La seconda, che lo stesso Antonio Petrosino D’Auria sarebbe stato il mandante di un presunto omicidio. «Vorrei indicare - registra Francesco Raimo - quali erano i clan criminali ai quali noi dei "Birra" cedevamo cocaina all’ingrosso, ad un prezzo di circa 47.000-48.000 euro al chilo: il clan Alberto di "Barra", il clan D’Auria Petrosino di Pagani".

Lo stesso riferisce Agostino Scarrone. Nel parlare di vendita di grossi quantitativi di droga, dice: «La stessa cosa abbiamo fatto con Antonio D’Auria da Pagani, cui abbiamo consegnato in due distinte occasioni complessivamente due chili di cocaina». A parlare del “boss” ristretto da più di un anno al 41 bis è anche Costantino Iacomino, che stavolta non riferisce sui rifornimenti di droga, ma di circostanze ancor più gravi, identificando il paganese come presunto mandante di un omicidio: «Mio nipote Pasquale Genovese è anche il responsabile di un altro agguato che, nel 1999/2000 fu compiuto nella zona di Pagani, ai danni di una persona che venne sparata mentre si trovava all’interno di un negozio insieme alla moglie. Di questa cosa me ne parlò direttamente mio nipote Pasquale Genovese, che mi disse che anche questa volta, aveva voluto fare un "favore" ad un suo amico, che mi indicò nella persona di Petrosino Antonio». La prossima udienza sarà celebrata il 6 marzo: in quell’occasione due dei tre pentiti saranno sentiti dal pubblico ministero, oltre che dai legali difensori. Il processo si avvia al termine, con la requisitoria della Dda prevista per lo stesso giorno.

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