Omicidio della prostituta Gorizia Coppola: "La confessione dei giovani non è credibile"

Nel confermare la misura in carcere per i due ragazzi paganesi accusati dell'omicidio di Gorizia Coppola, il Riesame ripercorre la fase investigativa, evidenziando come i ragazzi, messi alle strette, decisero di confessare il delitto

«La confessione dei due non può ritenersi completa, ma soprattutto non può ritenersi spontanea». Con queste parole il tribunale del Riesame di Salerno ha confermato il carcere per Gennaro Avitabile e Luigi Femiano, i due giovani paganesi (di 18 e 22 anni) accusati dell’omicidio volontario della 44enne, Gorizia Coppola, la nocerina che si prostituiva all’esterno del mercato ortofrutticolo. La donna morì per una coltellata all’addome nella notte tra il 1 e il 2 maggio scorso. A sferrare il fendente fu Femiano, istigato dall’amico che gli aveva passato l’arma, perché la vittima si era rifiutata di consumare con loro un rapporto sessuale gratis. Tra i motivi richiamati dal collegio del presidente Gaetano Sgroia, vi è in primis la "pericolosità" di Femiano, il cui omicidio è aggravato dal semplice rifiuto della donna a voler soddisfare la richiesta di un rapporto sessuale senza alcun compenso. Il che - questo il ragionamento dei giudici - spinge a «ritenere concreto il pericolo di recidivanza per il ragazzo che, se lasciato libero, possa commettere altri delitti gravi con l’uso di armi o di altri mezzi di violenza personale». Ma soprattutto per la sua confessione, che i giudici non ritengono spontanea: «Femiano la mattina del 3 chiamò il 112 con il cellulare della madre.

E dopo essersi presentato con un altro nome, accusò lui e l’amico dell'omicidio». Quando fu sentito dai carabinieri, riferì di aver avuto contatti con la vittima due mesi prima della morte. Circostanza smentita dal contenuto delle intercettazioni di altre prostitute, che dopo aver saputo della morte di Gorizia Coppola, avevano ricordato il comportamento di quei ragazzi, che «si recavano tutte le sere in quel luogo per fare sesso e che tenevano nei loro confronti un comportamento sfrontato e insistente che metteva paura a tutte». Dialoghi notturni che hanno smentito la credibilità del ragazzo. Per il giudice, infatti, Femiano «era ben consapevole che le indagini, che si stavano sviluppando sentendo le colleghe della vittima che si prostituivano nel medesimo luogo, si sarebbero rivolte nei confronti suoi e dell’amico». La difesa aveva chiesto gli arresti domiciliari. Il Riesame ha in gran parte richiamato l’ordinanza del gip, che definì i due giovani «capaci di una azione talmente folle e sconsiderata che non meritavano alcuna fiducia in ordine alla propria capacità di autocontrollo».

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