Indagine su rapine ai blindati, i Ros: "Così scoprimmo i componenti della banda"

Il maggiore dei carabinieri dei Ros di Salerno, Gabriele Mambor, ripercorre la genesi dell'indagine che vede oggi imputati per associazione a delinquere e detenzione di armi di una presunta banda a Pagani, dedita ai colpi a furgoni portavalori

Il maggiore dei carabinieri del Ros, Gabriele Mambor, ricostruisce in aula la genesi dell'indagine "Fabbro", condotta dalla Dda di Salerno su di una banda armata sospettata di essere specializzata in assalti armati a furgoni blindati. Gli imputati sono i paganesi Enrico Laierno, Mario De Maio, Gaetano Ceglia, Antonio Cascone, e Alfonso Manzo, insieme a Mario Zottoli. Le accuse sono associazione a delinquere e detenzione di armi. Il blitz che portò all'arresto della "banda" avvenne nel parco Sonia a Pagani, nel 2012. Il militare del Ros è stato invitato ieri mattina, in udienza, dal pm Montemurro a ricostruire il processo che portò all'identificazione del gruppo. "Stavamo monitorando Ferdinando Cirillo - "O battilamier", che aveva una disponibilità di armi-kalashinkov nel napoletano. Poi risalimmo a Vincenzo Staffetta, di Scafati, con diversi precedenti che aveva contatti con i paganesi. Si trattava l'acquisto di un fucile d'assalto per il colpo ad un blindato. Nel frattempo, stavamo conducendo un'attività d'indagine parallela sul colpo alla galleria Seminario, sull'autostrada Napoli-Salerno. In quell'occasione - ha proseguito il maggiore - i due lati dell'autostrada furono chiusi con catene e chiodi, poi furono esplosi circa 80 colpi di proiettili da un'arma simile a quelle attenzionate. Erano in pochi in Provincia di Salerno capaci di fare questo genere di colpi". Il racconto si è poi spostato sulla circostanza appresa dagli inquirenti tramite intercettazioni, legate ad un interessamento di alcune delle persone attenzionate ad effettuare "colpi ai blindati". "Abbiamo individuato Laierno, Di Maio e Staffetta in un incontro da Cirillo, nel 2011. Poi ricevemmo un'annotazione dietro fonte confidenziale dalla tenenza di Pagani sul colpo alla galleria Seminario, ma non potemmo utilizzarla". 

Poi la svolta, stando al racconto riferito in aula al collegio del presidente Diograzia, con una denuncia fatta da una donna di Scafati, una straniera, compagna di Staffetta. "In quella denuncia parlò delle percosse subite, insieme ad elementi su armi che ritenemmo di grosso interesse. Si accese una lampadina". I successivi passaggi furono poi noti, come dimostrano le varie informative già depositate dall'accusa al tribunale. I Ros registrarono un incontro al bar Charly riconducibile a Sassolino, l'unico condannato in un processo parallelo per circostanze simili, fino ad un garage in un complesso di palazzine a Pagani. Con pedinamenti ed intercettazioni ambientali, i carabinieri ricostruirono un incontro dove viveva Sassolino, individuando poi tutti i componenti di quelli ritenuti interni alla banda, giungere in auto, volta per volta. Oggetto dell'incontro la discussione di un nuovo colpo, forse un furgone della Ipervigile. Durante il blitz, in quel garage furono rinvenute diverse armi da guerra. Poco prima che Enrico Laierno venisse condannato per l'assalto ad un blindato a Pagani, alla fine del 2014, i Ros testimoniarono in quel processo che l'arma utilizzata quel giorno, fosse la stessa utilizzata nell'assalto alla galleria Seminario. Elementi che ora si intrecciano a distanza di anni. La prossima udienza del processo "Fabbro" invece, sarà celebrata il prossimo 3 marzo, con il deposito di un'ultima informativa prima della requisitoria del pm e delle discussioni degli avvocati

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