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Pagani, auto a fuoco e attentati per conto del "clan Fezza - D'Auria": 5 a processo

Le cinque persone rinviate a giudizio dal tribunale di Salerno rispondono di associazione a delinquere, estorsione e danneggiamento aggravate dal metodo mafioso. Le azioni intimidatorie commesse per conto del clan. Nel mirino una ditta di trasporti

Attentanti a scopo intimidatorio per conto del clan Fezza - Petrosino D'Auria: cinque persone saranno processate con accuse che vanno dall'associazione a delinquere all'estorsione, truffa, danneggiamento e riciclaggio. Il tutto aggravato dall'articolo 7, il metodo mafioso, con la Procura Distrettuale Antimafia che circoscrive le azioni "in favore del clan di camorra" di Pagani. Al banco degli imputati, dopo il rinvio a giudizio deciso dal gup di Salerno, siederanno Gennaro Caldieri, Leopoldo Iannone, Demetrio Nicois, Bruno Romanucci e Giovanni Savarese. Il pm Vincenzo Montemurro gli contesta una truffa di 600 mila euro in favore del "boss" Antonio Petrosino D'Auria, con vittima i rappresentanti di una ditta che vantavano ingenti crediti da un'altra azienda. La prima, era impiegata nel settore dei trasporti. Secondo le indagini, Caldieri avrebbe trasferito fittiziamente la proprietà della Lion's Group Agency, dove risultava amministratore formale, a Romanucci. Ma per la procura quella società era gestita "di fatto" da Antonio Petrosino. Romanucci, invece, come nuovo amministratore, avrebbe poi cambiato nome e sede alla società - Ri.Vita srl con sede a Milano. Sullo sfondo, un "rapporto commerciale" intrapreso tra le due aziende, con tanto di emissione di titoli post-datati. Quando i legali dell'azienda avviarono il recupero di quei crediti, quantificati in circa 600mila euro, le loro macchine furono date alle fiamme. Il fatto si consumò a San Valentino Torio: tre le auto incendiate, una di queste di proprietà dell'amministratore della ditta di trasporti 

Quegli incendi servivano a far desistere il gruppo imprenditoriale dal recupero della cifra vantata. Il 29 gennaio 2015 furono date alle fiamme altre due auto, quella di un amministratore e di un dipendente della ditta creditrice. L'episodio si consumò di nuovo a San Valentino Torio. In quel caso, a Caldieri fu contestato il ruolo di mandante, mentre gli esecutori materiali sarebbero risultati essere Demetrio Nicois e Giovanni Savarese. Un terzo episodio si registrò invece il marzo successivo: anche stavolta fu individuato Caldieri come mandante, mentre gli esecutori restarono ignoti. Ad essere danneggiata fu la saracinesca di un'autorimessa nelle disponibilità della ditta creditrice, a causa dell'esplosione di una bomba carta. L'Antimafia accusa lo stesso Caldieri, 42enne di San Valentino Torio, anche di riciclaggio aggravato dal metodo mafioso, avendo intestato fittiziamente le società Lion's Group e Ri.Vita a Iannone, al fine di eludere le misure di prevenzione in materia di antimafia. Gli episodi messi insieme dagli inquirenti - compresi tra il 2012 e il 2015 - provengono da uno stralcio della maxi inchiesta ribattezzata "Criniera", la cui fase processuale è attualmente in corso al Tribunale di Nocera Inferiore. 

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