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Pagani, l'ex boss Sandro Contaldo: "Gambino fece arricchire i fratelli D'Auria Petrosino"

L'attuale collaboratore di giustizia testimonia nel processo "Taurania Revenge", parlando dei presunti rapporti tra i fratelli Antonio e Michele Petrosino D'Auria e l'ex sindaco. Circostanze già smentite nel doppio processo "Linea d'Ombra"

«I fratelli Antonio e Michele Petrosino stavano con Gambino. Si sono arricchiti grazie a lui». Parola di Sandro Contaldo, oggi pentito ma negli anni 90 a capo di un feroce clan di camorra nella città di Pagani. Sandrino "o' pazz" è stato chiamato a riferire giorni fa, sul conto dei fratelli D’Auria, dal pubblico ministero della Dda, Vincenzo Montemurro. L’occasione è stata rappresentata dal processo "Taurania Revenge", in corso al dibattimento al tribunale di Nocera Inferiore, che mira a dimostrare l’egemonia del clan Fezza - D’Auria Petrosino nella gestione dello spaccio di droga tra il 2006 e il 2009 a Pagani. In video conferenza, Contaldo ha sostenuto esame e contro esame del pubblico ministero e degli avvocati, confermando alcuni elementi già sconfessati nei due gradi di giudizio del processo "Linea d’Ombra", relativi ai rapporti che l’ex sindaco e attuale consigliere regionale, Alberico Gambino, avrebbe avuto con i fratelli Antonio e Michele, oggi ristretti al regime del 41 bis. «Michele si occupava solo di politica - ha precisato il collaboratore - mentre Antonio era il capo di tutto. Con lui c’erano diverse persone e giovani. Antonio se n’è servito e alla fine li ha inguaiati».

Nella storia della camorra paganese, Contaldo, riferimento in passato della zona delle "palazzine", è ritenuto "nemico" conclamato di Antonio Petrosino D'Auria. Il quale, nel processo che si avvia alle battute finali, è inquadrato come il boss che avrebbe diretto e gestito le piazze di spaccio insieme ad un numero considerevole di sodali e affiliati. Alcuni degli elementi fatti mettere a verbale da Sandro Contaldo sarebbero stati appresi da Federico Chessa, noto pregiudicato considerato braccio destro del boss Luigi Iannaco, il cui territorio di riferimento era compreso tra i comuni di Angri e Sant’Egidio del Monte Albino. Curiose le modalità con le quali Contaldo avrebbe appreso certe circostanze. Secondo l’ex boss e oggi pentito, nel periodo in cui era in carcere riusciva a comunicare con altri detenuti attraverso delle «crepe nel muro». Gli elementi forniti al collegio dei giudici distinguono tuttavia i ruoli dei due fratelli, con Antonio Petrosino D’Auria a capo di un clan e a gestire diverse attività criminali, mentre Michele – all’epoca dirigente del Consorzio di Bacino - a "tessere" rapporti con l’amministrazione del sindaco Gambino. Circostanze non oggetto del dibattimento "Taurania Revenge", ma di quelle del filone parallelo, ribattezzato "Criniera".

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