Clan Pisciotta-Sorrentino: cade l'accusa di camorra e sconto di pene in Appello

Dimezzate le condanne in primo grado per l'indagine ribattezzata "Sogni di Gloria", concentrata sulla presunta creazione di un nuovo clan di camorra. Caduta l'accusa principale, resta la semplice associazione. Le accuse erano di estorsione e spaccio di droga

Clan Pisciotta-Sorrentino: la Corte d’Appello esclude il reato di camorra e dimezza le pene per 10 imputati. Si ridimensiona l’indagine dell’Antimafia «Sogni di Gloria», concentrata tra il 2008 e il 2009 nei comuni di Pagani e Sant’Egidio, le cui contestazioni andavano dall’associazione di stampo mafioso, all’estorsione e allo spaccio di droga. In primo grado le condanne erano state di circa 66 anni di carcere. Ieri pomeriggio, i giudici hanno riconosciuto l’esistenza di una semplice associazione, senza l’aggravante mafiosa. Queste le pronunce, per un totale di 37 anni circa: Michele Pisciotta (6 anni e 10 mesi); Giovanni Sorrentino (4 anni); Enrico Pisciotta (4 anni e 6 mesi); Marco Sorrentino (5 anni); Alfonso Greco (10 mesi); Salvatore Pepe (3 anni e 6 mesi); Giovanni Mauriello (3 anni e 6 mesi); Francesco Sorrentino (6 anni e 10 mesi); Giuseppe Petti (2 anni e 3 mesi) e Alfonso Pepe (6 mesi in continuazione). Proscioglimento per Gennaro Napolano e Alfonso Di Lieto, mentre sentenza di assoluzione per Antonio Donniacuo. Tra i legali difensori Antonio Sarno, Vincenzo Calabrese, Gregorio Sorrento e Bianca De Concilis. Il totale degli indagati, durante il blitz condotto dall’Antimafia nel 2014, era di 34 persone.

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Secondo la tesi del sostituto procuratore Maurizio Cardea, vi era l’intenzione di costituire un clan di camorra tra le famiglie Pisciotta di Pagani e i Sorrentino di Sant’Egidio del Monte Albino, a cavallo dei due comuni dell’Agro. Un gruppo criminale che avrebbe puntato a gestire il monopolio dello spaccio di droga e il giro delle estorsioni. Le prime indagini furono svolte dopo un atto intimidatorio a danno di una ricevitoria, la cui saracinesca fu crivellata di proiettili, in via Taurano a Pagani. Per la Dda vi era la volontà di imporsi sul territorio, al fine di gestire diverse attività illecite, come quella dei videogiochi presso gli esercizi pubblici. Una strategia di «intimidazione» a danno di imprese e di persone ritenute non affidabili o vicine a collaboratori di giustizia. I contatti con gli affiliati alle famiglie Greco e Sorrentino, dovevano servire invece da aggancio con le realtà criminali napoletane e casertane. Le motivazioni dei giudici saranno note entro sessanta giorni.    

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