Spaccio alla "Lamia" a Pagani, condanne per 61 anni di carcere

Riconosciuta l'associazione a delinquere finalizzata allo spaccio, ma in modiche quantità, rispetto al quadro iniziale accusatorio. Decine anche le assoluzioni, rispetto alle richieste dell'Antimafia

Undici condanne e altrettante assoluzioni per il primo grado dell'inchiesta sullo spaccio a Pagani, ribattezzato "Lamia Connection". Sessantuno gli anni totali di carcere distribuiti dai giudici del tribunale di Nocera Inferiore. Le sentenze di condanna riguardano S.D.M , 11 anni e 8 mesi; V.F. , dieci mesi; S.O. , 7 anni e 7 mesi; G.P. , 4 anni e 3 mesi; I.P., 7 anni e 5 mesi; V.P. , 6 anni e 3 mesi; D.S. , 3 anni e 7 mesi; C.U. , 1 anno; A.B. 8 anni e 5 mesi; G.C. 3 anni e 1 mese e C.C. , 7 anni e mesi 10 

L'inchiesta

La Dda, nella sua requisitoria, aveva chiesto 100 anni di carcere in più per gli imputati. Riconosciuta l'associazione a delinquere finalizzata allo spaccio, ma in modiche quantità, rispetto al quadro iniziale accusatorio. Nel collegio difensivo, gli avvocati Matteo Feccia, Giovanni Pentangelo, Antonello Coppola e Bonaventura Carrara. Molte le assoluzioni per oltre dieci imputati, assolti per non aver commesso il fatto. Il "mercato" della droga a Pagani, con il quartiere "Lamia" a fare da sfogo, era articolato in ruoli e modalità di rivendita. Il blitz fu eseguito dai carabinieri alla fine del 2018, con un’operazione che chiuse la roccaforte dello spaccio tra via Matteotti e via Amendola, con l’esecuzione di misure cautelari in carcere e ai domiciliari. I due promotori ritenuti tali dall'Antimafia, avrebbero rappresentato gli elementi di congiunzione coi clan del territorio: sarebbero stati loro a gestire la piazza di spaccio organizzata nel centro storico di Pagani, con articolazioni e turni in grado di coprire a tempo pieno l’offerta di stupefacenti, concentrata su crack, cocaina e marijuana. Il “sistema” assicurava vendite fino alle 5 del mattino, partendo dal primo pomeriggio, fornendo dosi ai consumatori, con un passaggio in auto rapido e continuo che consentiva lo scambio droga-denaro. Le indagini durarono circa un anno, tra intercettazioni telefoniche, ambientali e videoriprese. L’attività delle forze dell’ordine, come emerse in fase esecutiva, sottrasse di fatto la gestione di una porzione di città allo spaccio, sgominando la piazza della droga definita «la più grande della provincia di Salerno». 

Il centro storico di Pagani

Il quartiere popolare della Lamia, ritenuto feudo dei clan, era diventato il market della droga, dove le dosi dei pusher organizzati in turni lungo il centro storico erano nascoste tra anfratti e intercapedini murarie, da prelevare solo per lo scambio, con un fitto gruppo di giovani pusher e sentinelle a gestire il presunto sistema. Tra turni e modalità di lavoro, i "capi" avrebbero impartito ordini e consegne. Al punto da arrivare anche a distruggere una telecamera installata dai carabinieri, che serviva alle indagini, per proseguire nell'attività illecita in maniera indisturbata.  

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