Cronaca

Sparatoria a Pagani, resta in carcere l'indagato. Il gip: "Non è credibile, il suo fu un agguato"

Secondo il gip, il suo fu "un vero e proprio agguato", giustificato dal fatto che un nipote della vittima, avesse importunato più volte la cognata. Una circostanza, ad oggi, sconosciuta alla stessa vittima e non meglio specificata

Resta in carcere G.A. , il 51enne accusato di tentato omicidio e di porto abusivo in luogo pubblico di arma clandestina, che mercoledì scorso aveva ferito con 5 colpi di pistola, sparandone però sette, un commerciante di Pagani. Secondo il gip, il suo fu "un vero e proprio agguato", giustificato dal fatto che un nipote della vittima, avesse importunato più volte la cognata. Una circostanza, ad oggi, sconosciuta alla stessa vittima e non meglio specificata. Al punto che la stessa famiglia del commerciante, aveva smentito qualsiasi coinvolgimento di L.T. in relazione al fatto avvenuto in via Sant'Erasmo, lo scorso mercoledì.

Le due visite all'officina

Dalle indagini dei carabinieri, rafforzate anche dall'escussione di alcuni testimoni presenti al fatto, G.A. aveva già tentato di incontrare la vittima, recandosi presso l'officina alle 11 del mattino. Ci era poi tornato nel pomeriggio, alle 15.50, cominciando ad accusare l'uomo - che era andato li per un controllo all'auto - riferendo che il nipote doveva pagarla per aver importunato la cognata. Una circostanza confermata anche dai testimoni sentiti dai militari. L.T. , tuttavia, aveva risposto all'indagato di non sapere nulla di quella vicenda, promettendo di approfondire poi con il diretto interessato, il nipote in questo caso. Tornato all'interno dell'officina, poi, si era seduto su di una sedia, ma G.A. , fortemente agitato, aveva replicato dicendo che il commerciante ben sapeva cosa fosse successo, sparandogli poi a bruciapelo per sette volte. L'uomo, ferito ad entrambe le gambe, era stato attinto da cinque proiettili. Soccorso dal 118, era poi stato operato a Cava, in ospedale, con una prognosi di trenta giorni. Durante l'interrogatorio, l'indagato si è difeso, spiegando di volersi vendicare per degli "atteggiamenti fastidiosi" che la vittima avrebbe avuto nei suoi riguardi. Una versione ritenuta non credibile dal giudice, che ha confermato la massima misura cautelare, spiegando la pericolosità del soggetto, i suoi precedenti penali e la premeditazione della sua azione criminale, volta a punire una circostanza ad oggi ancora oscura e senza riscontro. 

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