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Pagani, tentato omicidio all'affiliato del clan rivale: assolto Petrosino D'Auria

Il tribunale di Salerno ha assolto ieri dall’accusa di tentato omicidio il 38enne paganese

Non c’era Antonio Petrosino D’Auria nel gruppo di fuoco che avrebbe tentato di uccidere N.F. , affiliato all’ex clan Contaldo. Il tribunale di Salerno ha assolto ieri dall’accusa di tentato omicidio il 38enne paganese.

L'indagine

La sentenza è giunta ieri al termine del rito abbreviato. D'Auria era difeso dal legale Silvana D’Ambrosi. Ad accusarlo era stato proprio Sandro Contaldo, ex boss e poi collaboratore di giustizia. I fatti risalgono all’11 maggio 2000, in via De Rosa, quando N.F. fu colpito alla spalla da un proiettile esploso da una pistola calibro 9. Riuscì a salvarsi. Per quei fatti, furono già condannati due fratelli. Sullo sfondo c’era la guerra tra il gruppo della Lamia, rappresentato dall’allora Gioacchino Petrosino D’Auria, padre di Antonio, e quello di Contaldo, conosciuto come il clan Contaldo-Annunziata per la gestione del territorio e delle sale giochi. Secondo i verbali dell’ex «boss delle palazzine», quel giorno era presente anche Antonio Petrosino D’Auria, da anni rinchiuso al 41 bis a Novara. Per il gup Ubaldo Perrotta, in attesa di leggere le motivazioni, non era così. 

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