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Domenica, 29 Maggio 2022
Cronaca

"Borsellino a Salerno prima della strage": rivelazione di Canale a Caltanissetta

Spunta il nome di Salerno, nell'aula bunker del carcere di Caltanissetta, dove si è tenuto il processo "Borsellino Quater", in ricordo della vedova del giudice

Spunta il nome di Salerno, oggi, nell'aula bunker del carcere di Caltanissetta, dove si è tenuto il processo "Borsellino Quater", in ricordo di Agnese Piraino Leto, vedova del giudice. A deporre dinanzi alla Corte d’assise l’ex maresciallo, oggi maggiore dei carabinieri, Carmelo Canale che ha raccontato le piste investigative seguite da Borsellino, i dissidi in Procura, e l’attaccamento all’agenda rossa, scomparsa il giorno della strage.

Dopo il minuto di silenzio per ricordare la scomparsa della compagna di vita del magistrato, Canale, strettissimo collaboratore di Borsellino ha raccontato che il giudice teneva con sé sempre tre agende: una rossa, una dell'Arma dei carabinieri e una marrone: "Sull'agenda rossa annotava tutti suoi pensieri. L'agenda rossa, soprattutto dopo la morte di Falcone, camminava sempre con lui. Il contenuto di quell'agenda io non lo conosco. Non l'ho mai aperta per il rispetto che avevo noi confronti del magistrato", ha detto il maggiore.

Una settimana prima della strage di via d'Amelio, Canale e Borsellino erano a Salerno: "Il giudice, intorno alle sei del mattino, mi invitò a prendere un caffé e quando lui entrai nella sua stanza lo trovai disteso sul letto mentre scriveva qualcosa sull'agenda rossa". Poco dopo Borsellino avrebbe detto a Canale: "Sarei ipocrita a dirle che il dolore che lei prova per la morte di sua figlia è uguale a quella che io provo per Giovanni Falcone?".

"Proprio quella mattina - continua Canale - il giudice dimenticò l'agenda in quell'albergo: era agitatissimo. Quando la trovò, si tranquillizzò. La domenica mattina, il giorno della strage, Borsellino annotò sull'agenda un numero di telefono molto lungo. Credo che fosse un numero telefonico tedesco, visto che eravamo in procinto di partire per la Germania. All'indomani della strage mi recai a casa della famiglia Borsellino. Chiesi ad Agnese che fine avesse fatto l'agenda e Agnese mi disse di aver saputo credo da Arnaldo La Barbera che la borsa del giudice era andata in fumo. La borsa poi venne consegnata alla famiglia Borsellino: all'interno c'era solo il carica batterie del cellulare del magistrato", ha concluso il testimone.

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