Pedagogia. una chiacchierata con la dottoressa Michela Mignano

A Cura di Valentina Busiello

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di SalernoToday

Dottoressa Michela Mignano, Benvenuta, ci illustra un po' la sua specialità in questa branca della Pedagogia, di cosa si occupa? "La mia specialità è un'espansione delle laurea magistrale in Scienze Pedagogiche alla quale si è aggiunta la Formazione Post-laurea in Pedagogia Clinica presso l'Isfar – Formazione Post-Universitaria delle Professioni, Ctp e Ctu presso il Tribunale. A breve conseguirò il titolo di Psicomotricista Funzionale sempre presso lo stesso istituto di formazione, e quello di Psicologia Comportamentale e Cognitiva Applicata. La Pedagogia Clinica è una disciplina nata nel 1974 e utilizza modalità educative per soddisfare il rafforzamento delle capacità individuali e il progresso culturale e sociale fino al completo raggiungimento di un rapporto significativo con se stessi e con gli altri da parte dei soggetti che al Pedagogista Clinico® si affidano. Si realizza in interventi atti ad agire sulle potenzialità, su ciò che esiste nella persona favorendo ed accompagnando la presa di consapevolezza e lo sviluppo di essa partendo proprio da tali aspetti, attraverso una visione olistica dell'essere umano.Il Pedagogista Clinico®, infatti, considera l'individuo nella sua interezza ed ha come obiettivo quello di attivare, valorizzare, attraverso una relazione simpatetica, potenzialità e risorse, accompagnando la persona verso il cambiamento e la conquista di nuovi equilibri.Il Pedagogista Clinico® opera attraverso l'uso di strumentari e metodi protetti da brevetto, da marchio registrato o da copyright ISFAR, che corrispondono alle tante sfaccettature della persona e promuovono sollievi emotivi, con risultati significativi tra le determinanti interne e le casualità.Gli interventi di aiuto sono rivolti a soggetti in età pre-scolare e scolare, a singoli adulti o coppie, a gruppi di crescita, plurigenerazionali e di Reflecting®; si realizzano progetti e sportelli di ascolto pedagogico clinici sia in studio privato che, outdoor, in scuole, sedi di associazioni, biblioteche, cooperative ed altro". Dottoressa, parlando di minori, ci illustra un suo punto di vista in merito alla difficile condizione di isolamento in quarantena domiciliare causa emergenza Covid-19. Secondo lei i bambini quali conseguenze si porteranno dietro dopo la quarantena? "Purtroppo, in questo periodo di forte emergenza sanitaria dovuta al Covid-19 e alle restrizioni applicate, i bambini e gli adolescenti risultano tra le categorie a rischio dal punto di vista emotivo ma anche degli apprendimenti.Iniziamente la quarantena poteva anche sembrare una sorta di improvvisa vacanza, ma col passare dei giorni, il distacco dalla scuola, dagli amici, dallo sport, dai parenti, la costrizione all’interno del solo ambiente domestico può aver assunto una veste diversa: chiusi in casa, spesso figli unici, senza coetanei con cui poter condividere il tempo e con i genitori impossibilitati a dedicarsi a loro, occupati dallo smart working o da preoccupazioni maggiori, i minori si sono trovati all'interno di una situazione particolarmente destabilizzante sul loro benessere mentale, soprattutto, ma non solo, per chi già soffre di determinate problematiche. Non è cosa da poco saltare tre mesi di scuola; a mio avviso i bambini avranno molto da metabolizzare: l’interruzione delle normali attività, l’improvvisa separazione dagli amici, e, ovviamente, la paura stessa del virus.Campanelli d’allarme di una possibile somatizzazione potrebbero essere le regressioni nelle autonomie già raggiunte (come difficoltà a dormire da soli, richiesta di maggiori attenzioni o tornare a bagnare il letto), comparsa di paure, tristezze e pianti, o esplosioni comportamentali di rabbia e aggressività; qualcuno piange, altri chiedono più attenzioni, tutti segnali da tenere d’occhio, per capire l’impatto che il coronavirus ha avuto sui bambini. È aumentata l'irritabilità, l'intolleranza alle regole, sono aumentati i capricci e le richieste a volte eccessive; per non parlare dei cambiamenti di umore, problemi del sonno tra cui difficoltà di addormentamento, agitazione e frequenti risvegli notturni.Anche gli apprendimenti hanno risentito della pandemia e i bambini che sembrerebbero, apparentemente, più adattati, manifestano svogliatezza rispetto alle attività che svolgevano prima dell'emergenza. Che tipo di supporto Psicologico e Pedagogico si potrebbe adottare in questi casi? "Ovviamente non è possibile quantificare un tempo di assestamento alla situazione per valutare se eventuali reazioni di questo tipo si stabilizzeranno in modo preoccupante o si risolveranno spontanemente; la situazione è in divenire per tutti, bambini, genitori e specialisti. Dobbiamo avere, tutti noi adulti, la pazienza di ascoltare, osservare e aspettare senza allarmismi. Se il quadro non dovesse risolversi spontaneamente o peggiorare nel tempo, sarà necessario l'intervento specialistico che, dal punto di vista psicologico, potrebbe riguardare direttamente l'intervento sulla paura della malattia, sulla gestione dell'ansia, sulla gestione degli attacchi di panico, gestione delle emozioni in particolar modo la rabbia o il pianto inconsolabile; si potrà inoltre lavorare sul problema legato all'enuresi notturna, ai disturbi del sonno e a tutti gli altri eventi post traumatici da stress.Dal punto di vista pedagogico clinico, oltre alla riduzione degli stati tensionali che provocano ansia e disagio, si potrà lavorare sull'adattamento, sulle nuove dinamiche relazionali, sulle insicurezze, sulla nuova gestione degli spazi e quindi sulle regole da seguire (in modo che vengano rispettate nel modo più naturale possibile e senza stress); si potranno inoltre aiutare i genitori a sviluppare una maggiore conoscenza del fenomeno Covid-19 e una maggiore consapevolezza del sé di fronte a questo virus, in modo che possano comunicarlo in modo efficace ai loro figli; si potranno sostenere gli stessi nella gestione di rabbia, irritabilità, paure, capricci dei più piccoli, nonché nella gestione dei compiti per casa e degli apprendimenti". Dottoressa,in quanto Pedagogista Clinico , ha realizzato o intende realizzare interventi di aiuto a favore di bambini e adolescenti, o anche adulti che si portano dietro lo stress del periodo appena trascorso? "Si! Nel periodo immediatamente successivo alla fine del lockdown ho proposto e realizzato Spazi Esclusivi di Ascolto Pedagogico Clinico, a distanza.Il primo rivolto ai bambini e agli adolescenti, perchè anche questi ultimi hanno perso ogni punto di riferimento, gli amici, i compagni di scuola, la possibilità di uscire e fare sport; una modifica del loro stile di vita così brusca da gettarli nello sconforto più profondo. La chiusura ha modificato anche le loro abitudini, la gestione del tempo, sono saltati tutti gli schemi, gli orari, non riescono a gestire i momenti di libertà all'interno delle mura domestiche. Anche le abitudini alimentari sono cambiate, mangiano di più e male.Altro elemento protagonista è la tecnologia diventata il maggior alleato dei giovani con tutte le insidie che l'abuso si porta dietro. Molti sono i giovani in preda ad ansia e depressione infatti. E dall'altro lato i genitori si sono trovati impreparati a fronteggiare queste situazioni.Il fine dello Spazio Esclusivo di Ascolto è quello di favorire nella persona lo sviluppo di una maggiore conoscenza del fenomeno Covid-19 e una maggiore consapevolezza del sé di fronte a questo virus, aiutare i giovani ad abbassare gli stati tensionali e trovare delle alternative per gestire meglio il tempo a disposizione, ristabilire nuovi equilibri e ritmi adattati all'emergenza, sostenere i genitori nella gestione di rabbia, irritabilità, paure, capricci dei più piccoli ma anche degli adolescenti, nonché nella gestione degli apprendimenti e aiutare tutti coloro che vorranno usufruirne a vivere con fiducia i cambiamenti. Il secondo Spazio di Ascolto Esclusivo Pedagogico Clinico è stato rivolto invece alle donne vittime di violenza. Convivenza forzata, a causa delle misure restrittive di questo ultimo periodo, e violenza domestica si rivelano un binomio drammatico, confermato dai numeri nell'emergenza ai danni delle donne durante il periodo di lockdown.Le limitazioni alla libertà di circolazione, infatti, hanno costituito una diminuzione del reato degli atti persecutori a distanza, e un aumento del numero dei maltrattamenti contro familiari e conviventi. Per questo motivo lo “Spazio Esclusivo di Ascolto Pedagogico Clinico” a favore delle donne vittime di violenza, ha lo scopo di prevenire l'aggravarsi delle condizioni familiari che potrebbero portare a conseguenze gravi.Il fine dello Spazio Esclusivo di Ascolto è quello di ascoltare e decodificare la richiesta d’aiuto atttraverso dei colloqui di sostegno e di elaborazione del vissuto di violenza, garantire una risposta concreta alle donne che hanno subito e subiscono violenza sostenendo la relazione madre-figlio, condividendo e pianificando il processo di accompagnamento verso la crescita complessiva della persona, prevenire solitudine ed emarginazione, sviluppare le potenzialità individuali e l'autostima al fine di stabilire relazioni più autentiche, favorire l'ascolto del sé e prevenire i fenomeni di prepotenza e violenza".

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