Morì al Ruggi per una pinza nell'addome: 2 condanne e un'assoluzione

I fatti risalgono al luglio del 2012, quando la 86enne fu operata per un tumore all’intestino. Sette mesi dopo, nel febbraio del 2013, la donna tornò in ospedale con dolori lancinanti al ventre

Due chirurghi condannati ed uno assolto: è quanto stabilito per la morte di Nicoletta Ontano, 86enne di Montecorvino Rovella, deceduta all’ospedale "Ruggi d'Aragona" di Salerno a causa di una pinza dimentica nell’addome lunga 22 centimetri. Il caso fu riaperto dalla Corte di Cassazione dopo il decreto di archiviazione. La donna aveva vissuto per sette mesi con un klemmer nella pancia: morì all’ospedale salernitano dopo l’ennesimo ricovero, prima di essere sottoposta a un nuovo intervento che, tuttavia, non portò all'esito sperato.

I fatti

La tragedia risale al luglio del 2012, quando l'anziana fu operata per un tumore all’intestino. Sette mesi dopo fu costretta a recarsi nuovamente in ospedale con dolori lancinanti al ventre. Lì i medici la sottoposero ad  accertamenti diagnostici che riscontrarono la presenza di un corpo estraneo. Ma, purtroppo, non ci fu tempo di rioperarla. E così la paziente morì a ventiquattr’ore dal ricovero, mentre i sanitari attendevano che i valori clinici si stabilizzassero per programmare, dopo due giorni, un nuovo intervento chirurgico.

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L'autopsia

Il medico legale che eseguì l’autopsia l’ha trovata tra le anse intestinali, pochi centimetri al di sopra dell’inguine. Una klemmer emostatica curva, di quelle utilizzate in genere per serrare un vaso sanguigno. L’accertamento autoptico aveva rivelato che l’ansa intestinale era stata “strozzata” dall’occhiello della pinza e questo avrebbe impedito il passaggio del sangue innescando una conseguente sofferenza multiorgano. Quando a febbraio 2013 l’anziana arrivò al Pronto soccorso le sue condizioni erano già disperate. Quel corpo estraneo, che i controlli dei mesi precedenti non avevano evidenziato, emerse con evidenza dalla Tac. Decisiva fu anche la perizia del medico legale che  annotò anche un’asportazione dell’ovaia che non risultava dal referto operatorio.
 

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