Pontificale al Duomo, l'invito del Vescovo: "Con Matteo alla sequela di Gesù"

Bagno di folla in Cattedrale, in occasione della solenne celebrazione che ha aperto i festeggiamenti liturgici in onore del Santo Patrono. Presente anche il Sindaco di Salerno, Enzo Napoli

Solenne Pontificale

Il sindaco di Salerno Enzo Napoli fa il proprio ingresso in Cattedrale alle 10.20, dieci minuti prima del Solenne Pontificale in onore di San Matteo, Patrono di Salerno. Indossa la fascia tricolore, saluta i portatori: presente già l'anno scorso ma la sua partecipazione, stavolta, è un segnale forte da parte dell'Amministrazione Comunale e cancella definitivamente o per qualche ora le incomprensioni, attriti, polemiche degli ultimi giorni.

Festa di popolo

La Cattedrale è gremita: ci sono il Cardinale Martino, il Prefetto Francesco Russo, il vice Questore, il Presidente della Provincia Canfora, deputati, assessori, consiglieri, autorità civili e politiche, ma soprattutto ci sono i fedeli e San Matteo, festeggiato anche dalla Guardia di Finanza della quale è Patrono. I bambini della scuola De Filippis (una classe) visitano il presepe dipinto del maestro Mario Carotenuto e rivolgono domande su San Matteo e sulla magia e il mistero delle figure rappresentate. Ci sono le maglie granata: con la Salernitana - già presente alla Messa dello Sportivo - impegnata oggi a Benevento per il derby di serie B, tocca alla formazione del Centro Storico, compagine militante nel campionato di Promozione, accomadarsi tra i banchi, mischiata alla folla. Nel quadriportico si radunano i portatori in maglia bianca. Sulle spalle, la scritta rossa "Gruppo San Matteo Portatori". Sul petto, invece, il nome della paranze d'appartenenza, in corso di allestimento nella navata laterale.

La liturgia

Solenne Pontificale presieduto dall'Arcivescovo Metropolita Luigi Moretti. Concelebrano Monsignor Michele De Rosa, il Vescovo Emerito Gerardo Pierro, Paolo Giulietti, Vescovo ausiliario di Perugia, partito all'alba dall'Umbria, Monsignor Alberto D'Urso, proveniente da Bari, presidente delle Confederazioni anti-usura. Il Santo Evangelista è raffigurato anche nello stemma dell'Università degli Studi di Salerno. L'omaggio del Rettore Aurelio Tommasetti, presente in Cattedrale: "San Matteo è parte di noi, oggi non a caso attività didattiche e scientifiche sono sospese, gli uffici del Campus chiusi. Sul volto dei ragazzi si vede la voglia di approfondire le tradizioni. Questa è la dimostrazione più viva dell'autenticità e modernità del messaggio". La prima lettura è tratta dal libro del Deutoronomio e il salmo responsoriale ricorda "che i Cieli narrano la Gloria di Dio: non è linguaggio, non sono parole di cui non si oda il suono". Poi la Lettera di San Paolo Apostolo agli Efesini che esorta a "sopportarsi vicendevolmente nell'amore. Un solo corpo e un solo spirito, come una sola è la speranza".

L'omelia

Il Vangelo secondo Matteo: "Gesù disse a Matteo seguimi. Ai pubblicani disse: non sono i sani che hanno bisogno di me ma i malati. Non sono venuto a chiamare i giusti ma i peccatori". L'arcivescovo Moretti saluta sacerdoti, consacrate, confratelli vescovi, autorità presenti. Poi l'omelia: "La fede - esordisce - non è seguire ideologie e filosofie ma è l'esperienza di un incontro dove c'è uno sguardo che parla, eloquente, lo sguardo di Gesù che incontra Matteo. C'è anche la parola "seguimi": è sequela, oltre che accoglienza; è mettersi sulla strada di Gesù che Dio ci manda come Salvatore. Gesù si fa carico della povertà, delle contraddizioni, della schiavitù del peccato ma lo fa per rompere queste catene. Il Signore vuole condividere soprattutto grazia, cioè la possibilità di rinmovarci. Come dirà Nicodemo, per vivere di nuovo e vivere la vita come vita nuova. Questo è quello che faceva il Signore. E noi? Ecco la sfida. Noi sappiamo - e lo crediamo fermamente - che Gesù ha vinto la morte e continua ad essere il vivente, il presente nella storia, la storia della nostra vita. Questa esperienza ci può e ci deve appartenere oggi. Siamo dentro la stessa avventura. Non siamo noi che possiamo dare  l'appuntamento a Lui. E' Lui, Gesù, che ha creato le condizioni per accoglierlo, attraverso i segni sacramentali. E' l'esperienza che ci dà la possibilità di rinascere a vita nuova. Senza eucarestia, non ci sono vita e fede cristiana. Gesù non è ricordo ma colui che condivide la storia, perché la mia insieme alla sua possano essere storie di salvezza. Io artefice insieme a Lui".

L'esortazione


"Il Signore - conclude l'arcivescovo Luigi Moretti - ci chiede ogni giorno di viverlo nelle famiglie, sul posto di lavoro, nei rapporti con gli altri. L'iniziativa è di Dio che interpella la mia libertà ma sollecita anche la mia responsabilità. Dobbiamo rimotivarci per attingere al mandato che Dio ci dà: costruire relazioni non per interesse ma impostate sull'amore e sulla gratuità. Siamo responsabili nei confronti delle nuove generazioni. La Chiesa celebra prossimamente un Sinodo. Dobbiamo essere noi - generazioni adulte - l'esempio e lo stimolo per le nuove generazioni che vivono nello smarrimento. Penso a quello che dovrebbe essere l'impegno reciproco delle istituzioni, della scuola. Senza puntare l'indice e dire "è lui, è colpa sua, tocca a lui" ma creando tutti insieme un'alleanza. L'augurio è che il Sinodo diventi occasione di rinnovamento ed esperienza di grazia".  

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