Colloquio con il professore Massimo Squillante (Università degli Studi del Sannio)

A Cura di Valentina Busiello

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di SalernoToday

Il Professore Massimo Squillante, Universita' degli Studi del Sannio, Professore Ordinario. Metodi Matematici dell’Economia e delle Scienze Attuariali e Finanziarie, del Dipartimento di Diritto, Economia, Management e Metodi Quantitativi. Benvenuto Professore Squillante, ci parla della sua professione illustre nel mondo Accademico, nell’Ateneo di Benevento, Universita’ del Sannio? “Mi sono trasferito all’Università del Sannio nel 1998, dopo avere cominciato la mia carriera a Napoli, nella gloriosa Federico II, dove ni sono anche laureato; resto legatissimo a Napoli e orgoglioso di provenire dalla Federico II, ma anche grato a Benevento e a Unisannio per avermi dato l’opportunità di esprimermi professionalmente. Ho cercato di interpretare il mio ruolo in maniera aperta, dialogando su tanti piani: con gli esperti di discipline differenti dalla mia, la Matematica, applicata, in particolare alle scienze economiche e sociali; sul territorio, ascoltando le esigenze provenienti dalle diverse componenti della società, progettando e implementando assieme ad esse attività di interesse comune; a livello internazionale: il sapere, come l’umanità , non ha confini, bisogna provare ad abbattere i muri, come l’emblematico the Wall generazionale dei Pynk Floyd, piuttosto che alzare steccati, come qualcuno vorrebbe, incitando all’odio, alla separazione, all’esclusione. E, quindi, la parole chiave per me devono essere: cooperazione, rete, pensiero critico, respiro internazionale. Senza trascurare né le grandi tradizioni consolidate né le realtà in progresso. Nel 2018 ho avuto modo di organizzare, sui temi del rischio sistemico e delle decisioni, un incontro scientifico internazionale a Paris-La Sorbonne; precedentemente lo avevamo tenuto a Cuba; poco prima dello scoppio della pandemia sono stato in Kossovo, interessante realtà in divenire: l’Università di Plistena e Unisannio hanno siglato un accordo di ampia collaborazione”. Professore, ci illustra nel settore Economia, i nuovi metodi di Management e metodi quantitativi? “Posso accennare ad alcuni aspetti dei metodi quantitativi cui sono maggiormente interessato: i processi valutativi e decisionali, caratterizzati, a mio parere da alcuni aspetti tra i più produttivi e anche più affascinanti: innanzitutto l’interdisciplinarietà; non si può pretendere, non dico di risolvere, ma anche di impostare correttamente tali problemi, se non ci si attrezza con strumenti diversi e, se, soprattutto, non si è disposti a cambiare l’angolo visuale; bisogna fare come John Keating, il meraviglioso Robin Williams de “L’attimo fuggente” che saltava in piedi sulla cattedra per guardare oltre i luoghi comuni. E le applicazioni, non come corpo separato dal modello, ma, come si diceva un tempo, dialetticamente unite ad esso. Mi piace ricordarne alcune, significative, cui stiamo lavorando: un progetto di utilizzo di metodi multicriteriali per il miglioramento dell’organizzazione di impresa e la mitigazione del rischio dell’errore umano nella produzione; il progetto vede impegnata una dottoranda del DEMM, ed è condotto in collaborazione con l’Università di Portsmouth(UK)e lo stabilimento FCA di Pratola Serra. Nell’ambito delle scelte sociali, altro filone importante della Teoria delle decisioni, l’indagine riguarda l’individuazione delle strutture logiche più idonee a interpretare le situazioni paradossali messe in luce dai risultati di impossibilità di Kenneth J.Arrow, per i sistemi di votazione e Amartya Sen per le libertà individuali; temi ricchi di implicazioni di carattere sociale ed economico e quanto mai attuali, soprattutto il secondo, se si pensa al dibattito sulla legittimità delle misure restrittive al tempo del Corona virus”. Professore Squillante, quanto è importante la Ricerca nel nostro Mezzogiorno d’Italia? “Abbiamo discusso questo tema nel contributo scritto assieme a Gerardo Canfora e Filippo de Rossi nel volume : Mezzogiorno in progress- Non siamo meridionalisti ( curato da Antonio Corvino e Saverio Coppola, ed.Rubettino). Abbiamo messo in luce i tanti esempi di ricerca di alta qualità prodotta nel Sud, a fronte di interventi di supporto finanziario in generale inadeguati, anche più che nel resto d’Italia, paese che, finora, non si è certo distinto per una spiccata propensione a investire in formazione, ricerca e innovazione. Il ritardo maggiore nel Mezzogiorno viene accusato forse proprio sul terreno del trasferimento della conoscenza, quel momento in cui la ricerca di base può trovare implementazione nella produzione, nel miglioramento dei servizi e portare, in generale, miglioramenti al sistema socio-economico. Bisogna puntare quindi ad aumentare la numerosità dei brevetti, delle spin-off; fare sistema tra Università, centri di ricerca e Pubblica Amministrazione. Nel libro citato abbiamo dedicato altri contributi a temi fortemente correlati: l’utilizzo dei fondi strutturali e il ruolo delle Infrastrutture di ricerca europee (RIs), analizzando, in particolare, grazie al contributo di rappresentanti di una di queste infrastrutture, l’Emso-Eric che si occupa di ambiente marino, le potenzialità del sistema di ricerca in determinati ambiti, sottolineando l’importanza di dotare l’attività della ricerca di un adeguato sistema di pianificazione e controllo, che faccia leva su strumenti adeguati quali indicatori di impatto e, piu in generale KPIs”. Professore, ci dice una sua considerazione sull’economia del Sud, ai tempi dell’emergenza Coronavirus-Covid19, come secondo lei il Mezzogiorno sta’ affrontando la parte economica ? “Posso dire che il tema è all’attenzione del gruppo di studiosi che si è raccolto intorno alla sigla dell’AIM (Alleanza degli Istituti Meridionalisti “Pietre che parlano”); nelle discussioni avute proprio nel periodo del Corona virus, c’è stata convergenza sulle linee tracciate, in particolare da Antonio Corvino, Direttore dell’Osservatorio Banche Imprese e che indicano i capisaldi per far fare uno scatto in avanti al Mezzogiorno, facendolo diventare locomotiva piuttosto che vagone al traino del resto del paese; Attrezzandolo per farne la piattaforma logistica a supporto del sistema economico e produttivo, sfruttando finalmente in pieno il privilegio di essere baricentrale sia per le direttrici Occidente – Oriente, sia rispetto alle congiunzioni Europa – Africa, mediante l’altra piattaforma naturale rappresentata dal Mediterraneo. La spinta propulsiva, la grande opportunità da cogliere sul serio deve essere l’Agenda 21-27, che può sostenere il progredire della ricerca e dell’innovazione tecnologica, passando magari attraverso la creazione di parchi della conoscenza che assicurino il trasferimento rapido ed efficace delle idee innovative, per un rilancio dell’economia che riesca a coniugare fonti di benessere, equità e sostenibilità. Attrezzandolo per farne la piattaforma logistica a supporto del sistema economico e produttivo, sfruttando finalmente. Europa-Africa, oltre che a servizio dell’Europa, valorizzando la sua naturale posizione nel Mediterraneo”. Progetti futuri? L’HO INTESO PIUTTOSTO COME : “ PROSPETTIVE DEL FUTURO”‬‬‬ “Bisogna puntare sempre di piu’ sul sostegno alla formazione diffusa, non solo quella che chiamiamo alta, ma quella media, necessaria per sostenere il tessuto sociale del paese, per dare consapevolezza a tutti della necessità della cooperazione, della condivisione degli obiettivi comuni, di coniugare giustizia sociale e rispetto delle regole. In questo senso tanto può essere fatto dall’Università; per il Sannio voglio ricordare quanto fatto con il corso dedicato alle Mafie, che ha visto i nostri studenti i protagonisti della lotta alla malavita organizzata, da Federico Cafiero de Raho ai volontari della rete di Padre Antonio Loffredo del quartiere Sanità. Ma non basta; ci vuole grande attenzione alla formazione di base; investire nella scuola, e nella scuola pubblica in particolare, per troppo tempo dimenticata e trattata come problemaelemento residuale. E invece è li’ che si costruisce il destino di un paese, in tutti i suoi aspetti: economico, sociale, culturale. Mia moglie insegna in una scuola media di Scampia, l’Istituto “Kennedy” , e io ho visto lo sforzo prodotto in questo periodo di chiusura, il triste lockdown; sforzo che ha prodotto anche una rivitalizzazione dei rapporti, con quei bambini, quegli adolescenti che molto spesso sono accomunati in un giudizio negativo, ma che invece rappresentano una delle grandi forze del nostro futuro, a saperla capire e a saperla coltivare. Se vorremo uscire dal buio e dalla tempesta della pandemia, non dobbiamo pensare solo ai parametri dell’economia, né affidarci solo alla tecnologia. Anzi, invito a riflettere su quanto diceva in uno dei suoi ultimi interventi, prima di lasciarci, Aldo Masullo; preoccupato non solo dei danni materiali che ci ha portato la pandemia, ma anche dei guasti che si potranno ulteriormente produrre sul terreno della libertà individuale e dei diritti fondamentali. E la risposta può venire facendo crescere cittadini liberi dai bisogni ma anche consapevoli, attrezzati culturalmente, predisposti a pensare criticamente e agire nella logica del “noi”, piuttosto che dell’”io”. Professore Squillante, cosa ci auguriamo sulla ripresa economica del Mezzogiorno? “ Bisogna augurarsi che questi segnali positivi in alcuni settori ed in alcune direzioni continuino facendo sistema, non deve trattarsi solo dell’emergenza. La risposta migliore e’ la prevenzione, faccio un esempio: In Italia da un punto di vista c’è la Protezione Civile che funziona nel post-catastrofe diciamo, nei terremoti, in altri eventi tragici, mentre invece, dal punto di vista della prevenzione, della tutela del territorio, dell’attenzione del rispetto della natura, nella qualita’ delle costruzioni e della manutenzione, insomma siamo messi abbastanza male. Facciamo un confronto con il Giappone, e’ una nazione con forti problemi dal punto di vista dei fenomeni sismici, ma con una prevenzione che funziona benissimo, nel senso che il controllo sulle costruzioni, sulle modalita’ di costruzioni antisismiche, e’ molto forte, e si vede che a fronte degli eventi catastrofici, della potenza dell’evento sismico i danni sono contenuti. Questo vuol dire che dobbiamo preoccuparci prima, insomma fare prevenzione, ma non solo dei terremoti, per esempio negli allagamenti, oppure la manutenzione delle grandi opere, cio’ che dovrebbe accadere soprattutto per la sanita’. Essere pronti alla prevenzione e al controllo nel momento in cui possa accadere l’imprevisto, in modo da poter avere la risposta giusta. Naturalmente, in mestiere, in ricerca, trasferimento della conoscenza e ricostruire una rete di assistenza adeguata, sul territorio. Nel libro, Non siamo Meridionalisti e’ un titolo provocatorio, ed e’ chiaro che in un senso lo siamo, abbiamo tutti quanti noi Meridionalisti, a cuore i problemi del Mezzogiorno e con una giusta attenzione. Abbiamo un’opera collettiva, mi fa’ piacere ricordare che questo sottotitolo e’ stato suggerito dal Filosofo Aldo Masullo, il quale ha dato un suo contributo che e’ presente nel libro. Questo volume ha diverse caratteristiche interessanti, quelle di tanti studiosi che hanno dato un contributo, proprio su questi temi di ricerca, innovazione e trasferimenti tecnologici. Contribuiti presenti insieme al Rettore dell’Universita’ del Sannio il Professore Gerardo Canfora, l’ex Rettore Filippo De Rossi, diversi autori, con il Professore Roberto Iannelli esperto di temi aziendali, del rischio d’impresa, del rapporto con la Pubblica Amministrazione, e con altri esponenti di una infrastruttura di Ricerca Europea EMSO ERIC, sul ruolo delle infrastrutture di ricerche che fanno capo all’Unione Europea, piu’ tanti altri contributi dell’Ateneo del Sannio, sull’agroalimentare una delle linee importanti sullo sviluppo del Mezzogiorno, un altro elemento importante e’ costituito dalla qualita’ della Pubblica Amministrazione. Temi che hanno delle ripercussioni notevoli sull’economia. Tutti quanti noi abbiamo contribuito ad un Post Scriptum, cioè dopo lo scritto, dando delle indicazioni di possibili politiche di intervento per rilanciare e dare delle risvolte a questi problemi, un rilancio dell’economia del Mezzogiorno”.

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