Provincia di Salerno, i dipendenti occuperanno gli uffici: compatti i sindacati

I dirigenti di Cgil,Cisl e Uil: "La protesta è stata decisa totale chiusura del Governo di discutere sui provvedimenti in corso di approvazione"

Palazzo Sant'Agostino

Si annuncia un venerdì nero per il presidente della Provincia di Salerno Giuseppe Canfora che, nella stessa giornata, dovrà affrontare la protesta dei dipendenti dell'Amministrazione Provinciale, che si sono mobilitati a livello nazionale per meglio comprendere gli effetti della Riforma del Governo Renzi, ma anche quella dei lavoratori a tempo determinato della Arechi Multiservice che, a poco più di dieci giorni dalla scadenza dei rispettivi contratti di lavoro, ancora non conoscono le intenzioni della nuova amministrazione provinciale. A difesa dei lavoratori si schierano le sigle sindacali, con in testa Angelo De Angelis (Cgil), Pietro Antonacchio (Cisl) e Russo (Fp Uil), che spiegano: “L’occupazione delle province ed il presidio presso le sedi delle Regioni previste per il 19 dicembre 2014 sono state decise a fronte della totale chiusura del Governo di discutere sui provvedimenti in corso di approvazione in merito al destino delle funzioni in capo alle  Province e dei lavoratori che a fronte dei tagli previsti risulterebbero in esubero e senza la copertura degli oneri stipendiali”. 

Per gli esponenti sindacali “l’insopportabile atteggiamento indisponente del Governo sulle mancate risposte sul caos generato da scelte inconcludenti, la negazione dei  tagli lineari praticati, la perdita di preziose professionalità delle province e quindi occupazione, il salato prezzo che i cittadini pagheranno con lo smantellamento dei servizi, li reputiamo motivazioni sufficienti per dare inizio ad una lunga stagione di protesta atteso che sulle proposte ci è stato negato alcun confronto. L’ atteggiamento irresponsabile assunto il giorno 16 dai sottosegretari Claudio Bressa e Angelo Rughetti e dal relatore della Legge di Stabilità, senatore Giorgio Santini, a margine del sit-in dei lavoratori delle Province contro l'emendamento del Governo ci impone di chiedere il più ampio coinvolgimento ed impegno delle forze politiche e delle istituzioni locali e regionali nonché nazionali. Le scelte scellerate del governo oltre a causare 20mila esuberi non affronta il nodo del riordino istituzionale, colpevolmente lasciato al suo destino. La provincia salernitana rischia esuberi per la metà del personale in servizio”.

“Non ci rassegniamo – dichiarano De Angelis, Antonaccio e Russo - all’idea che abbia vinto il populismo e che i servizi di area vasta ai cittadini e lavoratori che li offrono e poi le province vengano sacrificati sull’altare di un’austerità inutile perché riduce la spesa pubblica. Dovevano eliminare le Province, poi ridimensionarle  e riordinare gli enti. Alla fine le hanno spolpate, impoverite, senza trovare soluzioni alternative. Un disastro causato dalla sordità di chi ha passato gli ultimi anni a cercare nemici pubblici usa e getta invece di combattere quelli veri: la corruzione, le sacche di privilegio, gli sprechi macroscopici, l’intreccio di affari e politica che stanno strozzando il Paese e la pubblica amministrazione. Il parlamento dimostri di avere un ruolo, di poter correggere le storture di una non riforma che rischia di eliminare servizi, di produrre ulteriore disoccupazione. Non è possibile che al netto delle banali osservazioni sulle province inutili nessuno si domandi che fine faranno i servizi come la sicurezza nelle 5100 scuole superiori, la tutela ambientale e del territorio, gli uffici provinciali del lavoro, la manutenzione della rete stradale provinciale”.           

Cgil, Cisl e Uil hanno chiesto incontri con tutti i parlamentari, con il presidente Caldoro, con il presidente del consiglio Foglia, con i capogruppo consiliari regionali, con il Prefetto di Napoli ad un tavolo ove presenti i presidenti delle province si possa con una azione sinergica e immediata intervenire sulle decisioni del Governo affinchè la discussione trovi spazio in luoghi preposti a tutela dei lavoratori e dei cittadini.

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