Tragedia di Rigopiano, il papà di Feniello su Radio 24: "Volevo buttarmi dal terrazzo"

Chiede giustizia Alessio Feniello che non usa mezzi termini nell'intervista a La Zanzara: "Se c’era il figlio di Gentiloni non lo avrebbero fatto morire. Avrebbero mandato su qualsiasi mezzo”

Nuovo sfogo di Alessio Feniello, padre di Stefano, il 28enne originario di Valva che ha perso la vita, sotto le macerie dell'Hotel Rigopiano, il 18 gennaio scorso. Feniello è stato intervistato nel corso della trasmissione La Zanzara, su Radio 24: “Quando ho saputo della morte di Stefano volevo buttarmi dal terrazzo di casa. Avevo deciso così. Poi ho fatto una promessa a mio figlio: fino a quando non avrò giustizia non mi fermerò. Voglio i colpevoli e devono solo augurarsi che io abbia un infarto, che io muoia prima. Non mi fermerò prima di aver avuto giustizia”. “La mia vita è finita – continua Alessio Feniello – a un mio amico psicologo ho chiesto se c’è la possibilità di resettare il cervello. Se non c’è, la mia vita è finita. Ho solo rabbia e non riesco più a piangere. Mia moglie e l’altro mio figlio sono distrutti”. Oltre al dolore la rabbia: suo figllio era stato inizialmente inserito nell'elenco dei supersiti, e poi invece è emersa la tragica notizia della sua morte. “Gentiloni mi fa ridere quando dice che è stato fatto tutto bene. Se ne sono fregati. Se c’era il figlio di Gentiloni non lo avrebbero fatto morire. Avrebbero mandato su qualsiasi mezzo”, ha aggiunto.

“Ho fiducia nei giudici, bisogna far sentire la nostra voce anche con loro, non è stato solo il destino, la colpa è sempre degli uomini. Ho denunciato tutti col mio avvocato. Il sindaco di Farindola, il prefetto, il questore, il presidente della Regione e della provincia. Hanno tutti delle responsabilità. Se c’erano i figli di uno di questi tutto questo non succedeva. Li avrebbero recuperati con gli elicotteri prima del crollo dell’albergo. Primo responsabile è il sindaco di Farindola – prosegue Alessio Feniello - poi c’è anche l’ex sindaco che ha detto che si taglierebbe un braccio per aver dato le autorizzazioni alla costruzione dell’albergo. E poi ha detto, pur avendo un fratello morto, che il problema del comune è che hanno perso venti posti di lavoro. Ma vi rendete conto? Da padre posso sentire queste cose?”. Poi, alla domanda su cosa ne pensasse della funzionaria della Protezione civile che ha risposto alla prima telefonata di aiuto dall’hotel ha risposto: “Quella è una deficiente. Mio figlio alle 13 era pronto per tornare a casa. Ma nessuno andava a liberare la strada. Se lo spazzaneve fosse partito quando è partito l’allarme prima delle quattro di mattina, sarebbe arrivato sicuramente. Quelle persone si sarebbero salvate. Quando mio figlio è salito hanno liberato la strada, con una panda Bianca. Dovevano impedire alla gente di salire. Si sono impegnati per farli arrivare all’albergo, poi non si sono preoccupati di tenere la strada libera. Hanno fatto solo il lavoro per farli salire, per farli pagare. Poi nulla". Infine ha concluso senza mezzi termini: "Io ho perso tutto, non ho paura di nulla, mio figlio non me lo restituisce più nessuno. A mio figlio non hanno permesso di lasciare l’hotel. Questo è sequestro di persona e omicidio".

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