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Delitto di Ravello, condanna definitiva per Giuseppe Lima: ricorso respinto dalla Cassazione

La condanna è di 13 anni e 4 mesi di reclusione, scontata in Appello, rispetto al primo grado. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso

Diventa definitiva - con le motivazioni ora pubbliche - la condanna per Giuseppe Lima, giudicato colpevole insieme a Vincenza Dipino, dell'omicidio di Patrizia Attruia, consumato tra il 26 e 27 marzo 2015. La condanna è di 13 anni e 4 mesi di reclusione, scontata in Appello, rispetto al primo grado. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, così motivando: "Il ricorso è inammissibile perché proposto per motivi manifestamente infondati, in quanto afferenti ad asseriti vizi della motivazione, che la lettura del provvedimento impugnato dimostra essere esistente e connotata da lineare e coerente logicità. Il giudice dell'appello ha spiegato, con motivazione piana e laica, per quali ragioni ha ritenuto di non poter riconoscere nella massima estensione le circostanze attenuanti generiche. Il giudice del merito ha evidenziato che l'ammissione in sede di appello degli addebiti e la rinuncia dell'appellante ai motivi inerenti la responsabilità, pur essendo frutto anche di valutazioni di tipo opportunistico, sono comunque espressione di una volontà di collaborazione e, unitamente alla rinuncia del motivo afferente alla derubricazione del reato di omicidio volontario, consentono di riconoscere le circostanze attenuanti generiche"

La storia

L'uomo aveva ammesso gli addebiti (negando invece la partecipazione al delitto) affermando di aver colpito la vittima ma di non volerla uccidere. In entrambi i casi e nei gradi di giudizio succedutisi era venuta meno l’aggravante della premeditazione. Il cadavere di Patrizia Attruia fu rinvenuto a Ravello nel pomeriggio del 27 marzo 2015, in una cassapanca: era la compagna di Lima, i due vivevano in casa della Dipino che - rimasta sola dopo la morte della madre adottiva - li aveva ospitati perchè avevano problemi economici, essendo entrambi disoccupati. A quanto pare tra Vincenza Dipino e Giuseppe Lima era nata una relazione, che Patrizia Attruia forse aveva scoperto e la pista principale, per dare un movente al delitto, subito seguita dai carabinieri, fu legata a questioni sentimentali e non servì la messa in scena, così valutata dall'accusa, del compagno che allertò i carabinieri, dopo il ritrovamento del cadavere nella cassapanca.

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