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Omicidio di Ravello, condanna in via definitiva a 14 anni per Enza Dipino

Le tesi difensive, puntate su una partecipazione al delitto non decisiva, con un ruolo marginale rispetto all’azione compiuta dal complice Giuseppe Lima, sono state respinte dai giudici della Suprema Corte

La Cassazione ha confermato la sentenza di appello per Enza Dipino, condannata a 14 anni per l’omicidio di Patrizia Attruia, rigettando il ricorso presentato dai suoi legali. Le tesi difensive, puntate su una partecipazione al delitto non decisiva, con un ruolo marginale rispetto all’azione compiuta dal complice Giuseppe Lima, sono state respinte dai giudici della Suprema Corte, che hanno riconosciuto la correttezza dell'iter seguito dalla Corte D’Appello, che aveva già emesso una prima sentenza, precedentemente annulla dalla Cassazione.

La vicenda

Il nodo era legato alla presunta marginalità e il ruolo effettivo dell’imputata nel delitto: per la difesa era evidente «il ruolo soverchiante di Lima, dotato, non solo di forza fisica assai maggiore rispetto all'imputata, ma anche della capacità di sopraffarla dal punto di vista psicologico» così che il giudizio di appello aveva sbagliato a non riconoscere la marginalità della partecipazione della Di Pino all'omicidio «posto che la colluttazione che costei aveva ingaggiato con la vittima era stata di modesta entità e che la morte di quest'ultima era sopraggiunta per il preponderante colpo alla fronte che il Lima le aveva assestato, dopo averla cinta al collo con un braccio». La valutazione della Cassazione tiene conto in pieno delle precedenti evidenze emerse, a partire dalle perizie che individuavano tracce biologiche della vittima sotto le unghie della Dipino, con ammissioni della stessa imputata rispetto alla dinamica e alla sua stessa partecipazione, riportando le mani alla gola nell’ambito dell’azione delittuosa. L’omicidio di Patrizia Attruia si consumò a Ravello tra il 26 e 27 marzo 2015, con Enza Dipino condannata a 14 anni e 2 mesi di reclusione dopo un secondo giudizio in appello. Nella sentenza poi annullata, i giudici l'avevano riconosciuta colpevole con 9 anni e mezzo, riconoscendole la «minima partecipazione» ai fatti. Il coimputato e complice Giuseppe Lima, invece, con il rito abbreviato, fu condannato a 18 anni, poi ridotti in secondo grado a 13 anni e 6 mesi e la concessione delle attenuanti generiche dopo ammissione degli addebiti, senza il riconoscimento della premeditazione. Il cadavere di Patrizia Attruia fu rinvenuto nel pomeriggio del 27 marzo 2015 in una cassapanca: lei era la compagna di Lima, i due vivevano in casa della Dipino che, a dopo la morte della madre adottiva, li aveva ospitati.


 

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