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Regolamento partecipazione popolare a Sassano: presentato ricorso al Consiglio di Stato

Il Comune, lo scorso autunno, non aveva accettato la decisione del Difensore Civico che, su richiesta di alcuni cittadini aveva prima invitato ad adempiere e successivamente nominato il Commissario per l’approvazione degli atti omessi

Sarà il Consiglio di Stato a dire l’ultima parola sul Regolamento di Partecipazione Popolare approvato alla fine di settembre a Sassano dal Commissario ad Acta Marialuigia Vitagliano nominata dal Difensore Civico della Regione Campania, Giuseppe Fortunato, e revocata dal Tar Salerno. La settimana scorsa il ricorso è stato inoltrato.

La querelle giudiziaria

Il Comune di Sassano, lo scorso autunno, non aveva accettato la decisione del Difensore Civico che, su richiesta di alcuni cittadini (Nicola Trotta, Daniele Brando e Isidoro Feliciello) aveva prima invitato ad adempiere e, di fronte all’ulteriore silenzio, nominato il Commissario per l’approvazione degli atti omessi. La sentenza del Tar di Salerno, "pur affermando - si legge in una nota - l' inadempienza del sindaco, e che il Difensore Civico regionale possiede i poteri di nomina di Commissario ad acta - rifiutando la tesi sostenuta dal Presidente della Regione De Luca che mirava a privarlo di tale potere - ha, però, solo per il regolamento di partecipazione (non per tutti gli atti omessi) sostenuto che avrebbe dovuto essere il Presidente di Regione, e non il Difensore Civico, a commissariare il Comune, in virtù di un’interpretazione attributiva di competenza discutibile, ben contraria alla chiara norma nazionale dell’articolo 136 del T.U.E.L. che stabilisce "qualora gli enti locali, sebbene invitati a provvedere entro congruo termine, ritardino o omettano di compiere atti obbligatori per legge, si provvede a mezzo di Commissario ad acta nominato dal Difensore Civico regionale...". L’avvocato all’inizio del mese di dicembre, davanti alla Commissione Petizioni del Parlamento Europeo, parlando del “caso” Sassano, e del regolamento di partecipazione come esempio pilota che una cattiva amministrazione cerca di ostacolare, affermava "…c'è, molte volte, una resistenza da parte di alcuni burocrati e di alcuni amministratori a fare entrare il cittadino nella vita pubblica... Il regolamento che è stato approvato è un regolamento per la partecipazione particolarmente avanzato perché prevede... Il Consiglio comunale aperto [ed altri istituti n.d.r.] ... Tutto questo è in un regolamento che potrebbe essere pilota e potrebbe aprire le porte ai cittadini...".

Il commento

“Siamo certi – dicono i promotori del ricorso in una nota - che il Consiglio di Stato ripristinerà una minima certezza del diritto restituendo ai cittadini un regolamento che amplia il ventaglio dei diritti a fronte di un’amministrazione comunale e di un sindaco che, invece di chiedere scusa ai cittadini perché non ha riconosciuto loro alcun diritto di partecipazione alla vita del Comune, utilizza il pubblico denaro per negarli. La battaglia civica per l’affermazione di una cittadinanza attiva consapevole e diritti veri non si fermerà". Ora a dire la sua sulla vicenda sarà il Consiglio di Stato.

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