Cronaca

Tragedia al Rigopiano, disposta l'archiviazione per 22 indagati: l'ira di Feniello

L'uomo, originario di Valva e padre di una delle vittime della valanga, si sfoga su Facebook: "E' un colpo che fa molto male. Comincio a pensare che alla fine la colpa sarà di chi stava in hotel, di chi lavorava a Rigopiano e di chi c'è andato in vacanza"

Il gip del tribunale di Pescara, Nicola Colantonio, ha disposto l'archiviazione di 22 indagati nell'inchiesta madre sul disastro dell'Hotel Rigopiano di Farindola (Pescara). Tra gli altri indagati, è stata disposta l'archiviazione per gli ex presidenti della Regione Abruzzo Luciano D'Alfonso, Ottaviano Del Turco e Gianni Chiodi.

La tragedia

Il 18 gennaio 2017, a seguito di una intensa nevicata e forse anche di scosse telluriche del terremoto l'Hotel Rigopiano, ex rifugio e unico albergo della frazione, venne investito da una valanga di neve e detriti proveniente da una linea di cresta del Monte Siella. Fra le 40 persone presenti fra ospiti e personale, 29 vittime e 11 sopravvissuti. La tragedia colpì l'Italia intera, che seguì i soccorsi col fiato sospeso. Una delle vittime, in base all'analisi dei messaggi contenuti nel cellulare, sarebbe sopravvissuta per 40 ore dopo che la valanga aveva travolto la struttura.

 Il commento di Feniello

Non accetta la decisione del gip Alessio Feniello, originario di Valva e padre di Stefano, una delle 29 vittime della valanga: "Comincio a pensare che alla fine la colpa sarà di chi stava in hotel, di chi lavorava a Rigopiano e di chi c'è andato in vacanza. Ho appena saputo – scrive su Facebook - che il giudice ha accolto la richiesta di archiviazione nei confronti di tutti i funzionari della regione, della Acquaviva, e anche dei tre personaggi che ci hanno fatto credere che Stefano era vivo, uccidendolo due volte. Questa archiviazione è un colpo che fa molto male". Feniello usa parole forti contro la magistratura: “Per quello che riguarda me e la mia famiglia, non ho parole, mi sento preso per il culo dalla giustizia. Sembra che dovrei essere io a chiedere scusa a Provolo e alla Chiavaroli, perché loro ci hanno detto e confermato che Stefano era vivo solo per compassione, per darci conforto. Ma stiamo scherzando? - denuncia Feniello - Ma veramente un Giudice può dire una cosa del genere a dei genitori che per quattro giorni hanno creduto che il figlio fosse vivo? Non hanno commesso errore perché erano in buona fede? E noi, allora? Noi non dobbiamo più credere a nessuno, perché se le autorità ci dicono una cosa, dobbiamo pensare che può essere anche il contrario, che può essere un errore in buona fede” conclude Feniello.

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