"Tangenti" al Ruggi per operare: la Procura conferma le accuse contro l'ex primario

Concluse le indagini a carico di Luciano Brigante, accusato di concussione. Cinque gli episodi contestati dal pm

La Procura della Repubblica di Salerno conferma l’accusa di concussione nei confronti del neurochirurgo Luciano Brigante, il quale continua a lavorare insieme al suo legale per dimostrare in tutte le sedi giudiziarie la sua innocenza. Secondo il pm l’ex primario di neurochirurgia dell’azienda ospedaliera-universitaria “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona” avrebbe chiesto soldi a pazienti ammalati in cambio dell’impegno a operarli in tempi rapidi, superando anche le liste d’attesa. Nel mirino degli inquirenti sono finiti cinque casi, verificatisi dal gennaio al dicembre 2014.

Le indagini

Nell’avviso di conclusione delle indagini, firmato dal sostituto procuratore Valleverdina Cassaniello, si parla - riporta La Città - di “mazzette” che andavano dai 1.500 ai 2mila euro e che sarebbero state consegnate dai familiari dei malati direttamente nelle mani di Brigante, “all’interno del proprio ufficio ubicato presso il reparto di neurochirurgia”. Non è stata invece confermata l’ipotesi di concussione per gli altri sei episodi oggetto d’indagine, in cui il primario salernitano operò insieme al luminare giapponese Takanori Fukushim, e per i quali sono finiti sotto inchiesta con lui lo stesso medico nipponico, la caposala A.R.I e il neurochirurgo Gaetano Liberti, che per quattro volte dalla clinica privata di San Rossore (in provincia di Pisa) avrebbe dirottato pazienti a Salerno. Destinatario dell'avviso di conclusione delle indagini anche il medico salernitano Renato Saponiero, accusato di abuso d'ufficio e omessa denuncia. Ora tutti gli indagati hanno 20 giorni di tempo per chiedere di essere interrogati.

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Il ricorso

Nel 2016 il ricorso presentato da Brigante in Cassazione, nel quale chiedeva il risarcimento per ingiusta detenzione contro l'ordinanza del Tribunale di Salerno che il 28 aprile dello stesso anno gli aveva confermato i domiciliari revocatigli, poi, nel mese di luglio, venne respinto dalla Corte Suprema perchè, secondo la motivazione: "Vi erano tutte le risultanze probatorie per emettere le misure cautelari nei suoi confronti". Per la Cassazione, infatti, Brigante, per il suo ruolo apicale, era titolare del potere di pianificare i ricoveri, di stabilire le priorità in relazione alle urgenze cliniche ed il piano operatorio, decidendo date ed equipe operatoria. Lo stesso primario non era, poi, autorizzato a svolgere attività libero professionale chirurgica all'interno dell'ospedale.

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