Avvisò un suo conoscente di un controllo dei Nas, vigile non può stare al comando

Il ricorso del 40enne agente è stato dichiarato inammissibile dalla Corte di Cassazione, che ha ora depositato le motivazioni del diniego

E' stato respinto il secondo ricorso presentato da un vigile urbano che riferì ai commercianti del Centro storico di un blitz dei colleghi della polizia locale insieme ai carabinieri del Nas. Per i giudici della Cassazione, con una prima pronuncia giunta dopo un primo annullamento della sospensione dal servizio, che aveva rimesso gli atti al tribunale del Riesame di Salerno, “non è decisivo il cambio di funzioni all’interno dello stesso comando di Polizia municipale, poiché comunque la permanenza nell’ufficio gli consente di acquisire notizie riservate in tempo reale”. Il ricorso del 40enne agente è stato dichiarato inammissibile.

Le motivazioni

Dopo aver scoperto la cosa, l’agente era stato destinato ad altro incarico. Svolgeva servizio interno al comando e gli erano stati revocati incarichi di controllo e pattugliamento. La vicenda risale al mese di novembre di due anni fa. Quel giorno, vigili e Nas avevano predisposto un controllo delle attività commerciali del centro storico. La fuga di notizie presunta, tuttavia, permise ad alcuni commercianti di eludere l’operazione di polizia restando chiusi. L'eccezione della difesa sul fatto che l'agente riferì dell'iniziativa ad un conoscente e non ad un suo familiare, puer è stata respinta. “Valorizza in negativo - si legge - per il ricorrente la circostanza che la rivelazione del segreto sia avvenuta per favorire un conoscente e non invece un familiare: questo non vuol dire, come espresso dalla difesa, che se l’illecito avesse recato un vantaggio a un componente della famiglia del ricorrente non sarebbe stato grave, bensì solo - e con tutta evidenza in tali termini viene espresso - che l’azione sarebbe stata commessa in condizioni di maggiore stress emotivo”.

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Il Riesame

Per i giudici di Salerno, inevce, che avevano motivato l’esigenza della sospensione dal servizio, l’agente aveva agito con “spregiudicata superficialità”. “Non offre adeguata spiegazione delle ragioni per le quali egli, una volta trasferito, potesse replicare illecite condotte nello svolgimento dei nuovi compiti di istituto a lui affidati”. L'uomo fu indagato per rivelazione del segreto d’ufficio. 

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