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Mercoledì, 25 Maggio 2022
Cronaca

Droga e telefonini nel carcere a Napoli, 26 arresti: coinvolto anche un salernitano

Tra le quattro persone per le quali il gip di Napoli ha disposto i domiciliari figurano tre agenti della Penitenziaria. L'indagine ha permesso di raccogliere plurime fonti di prova, anche a riscontro delle dichiarazioni rese da più collaboratori di giustizia

Sono quattro gli agenti della Polizia Penitenziaria arrestati oggi che, secondo gli inquirenti, si sarebbero fatti corrompere per consentire l'introduzione dello stupefacente, di cellulari e anche per favorire lo spostamento dei detenuti all'interno della struttura carceraria di Poggioreale, anche agevolando la sistemazione di appartenenti al medesimo sodalizio nelle stesse celle. 

L'inchiesta

Per un agente, in pensione ma in servizio all'epoca dei fatti contestati, il gip di Napoli ha disposto il carcere mentre agli altri tre sono stati notificati gli arresti domiciliari. Gli arresti eseguiti dai carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Napoli e dal Nucleo Investigativo Centrale del Corpo della Polizia Penitenziaria sono complessivamente 26, tra Napoli, Frosinone e Salerno nonchè presso le Case Circondariali di Napoli, Campobasso, Cosenza, Fossombrone (Pesaro e Urbino), Spoleto (Perugia), Voghera (Pavia), Saluzzo (Cuneo), Tolmezzo (Udine) e Trapani. Tra le quattro persone per le quali il gip di Napoli ha disposto i domiciliari figurano tre agenti della Penitenziaria. L'indagine ha permesso di raccogliere plurime fonti di prova, anche a riscontro delle dichiarazioni rese da più collaboratori di giustizia, circa l'esistenza di una piazza di spaccio all'interno della Casa Circondariale di Napoli - Secondigliano, gestita da detenuti mediante il commercio di sostanze stupefacenti di vario tipo (cocaina, hashish e marijuana) introdotte nell'istituto penitenziario. Oltre alla droga, gli agenti corrotti facevano arrivare nelle celle telefoni cellulari o favorivano lo spostamento di detenuti all'interno della struttura, permettendo anche che detenuti dello stesso clan fossero rinchiusi nelle stesse celle.

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