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Salerno, traffico internazionale di droga: in 23 rischiano di andare a processo

I coinvolti nell'operazione, a vario titolo, rispondono di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, con l'aggravante della transazionalità del reato, detenzione e spaccio, intestazione fittizia di beni, riciclaggio ed auto riciclaggio, truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche

Traffico di droga sulla rotta Salerno-Napoli-Tirana-Panama Sono in 23 a rischiare il processo al termine dell'inchiesta "El Fakir", concentrata su un sistema criminale di traffico di droga e riciclaggio.

L'inchiesta

I coinvolti nell'operazione, a vario titolo, rispondono di associazione finalizzata al traffico illecito di stupefacenti, con l'aggravante della transazionalità del reato, detenzione e spaccio, intestazione fittizia di beni, riciclaggio ed auto riciclaggio, truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Dinanzi al gip compariranno gli "albanesi", i promotori dei gruppi individuati e diversi imputati di nazionalità straniera. Il fatturato dell’organizzazione fu stimato in oltre 20 milioni di euro, a cui vanno aggiunti i proventi delle attività commerciali costituite per ripulire il denaro. Il salernitano F.P. , promotore, organizzatore e finanziatore del gruppo, aveva nel tempo assunto una posizione di dominio nell'ambito del traffico di droga a Salerno. L'approvvigionamento avveniva in Albania, Panama e Brasile. Seguendo i movimenti di un broker internazionale di origine napoletana in contatto con diversi cartelli della droga, era emerso il progetto di spedizione di cocaina nascosta all'interno di container provenienti da Panama. Inizialmente era stato proposto il porto di Salerno quale destinazione finale, salvo poi virare su Algeciras in Spagna. Il referente panamense dell'operazione era G.E.C.A. , alias "El Fakir" (il fachiro), allora latitante. leader di un gruppo paramilitare di un'organizzazione guerrigliera colombiana, attenzionata per attività criminali al confine tra Panama e Colombia. La spedizione non si concretizzò per il suo arresto, avvenuto in Messico il 13 gennaio 2018. Il broker aveva così individuato una rotta dal Brasile, accordandosi per nascondere lo stupefacente in container di caffè destinati ad un'azienda di torrefazione in Campania, ma anche in questo caso il progetto non si realizzò per via del suo arresto, avvenuto a Napoli a maggio 2018. L'attività dell'organizzazione, comunque, subì rallentamenti, grazie al canale con Olanda e Albania. I proventi venivano reinvestiti in attività economiche e commerciali, dopo la ripulitura del denaro mediante conti correnti di persone compiacenti. Una società con intestatari fittizi gestiva un ristorante a Salerno ed aveva ottenuto un finanziamento di Invitalia per un progetto, ricavandone a fondo perduto 70 mila euro.

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