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Cronaca

Rissa tra detenuti a Salerno, le motivazioni dei giudici: "Fu una guerriglia"

Le indagini furono svolte dagli agenti del Nucleo investigativo centrale della polizia penitenziaria, coordinate dalla procura di Salerno, che condussero all'identificazione di 13 persone.

«Furia accanita, assalto, rovina, baluardo, guerriglia»: così i giudici del Tribunale di Salerno descrivono e motivano quanto accaduto tra due fazioni di detenuti, coinvolti in una rissa nel carcere di Fuorni nel 2018. Nello specifico, lo scontro avvenne tra un gruppo di napoletani e salernitani, ospitati in due diverse sezioni della struttura.

L'inchiesta

Da un primo pestaggio di napoletani contro un detenuto ne era arrivato un altro in risposta, fino ad un terzo, nel quale i napoletani avevano“spaccato la faccia” ad un detenuto con corpi contundenti, ricavati dall’arredamento. Infine, l’oggetto dell’attuale processo riguardava la reazione di sette imputati salernitani organizzata per vendetta, con il procedimento andato a sentenza dopo alcuni stralci. Le motivazioni delle condanne emesse a maggio scorso ripercorrono le testimonianze, in particolare delle guardie penitenziarie, ricostruendo la reticenza e il timore del personale di fronte alla rivolta dei detenuti. Le accuse erano di resistenza, danneggiamento, rapina, violenza e minaccia a un pubblico ufficiale, contestati per la devastazione compiuta nei locali comuni al secondo piano della casa circondariale, adoperando armi di fortuna quali estintori. Durante le fasi furono anche sottratte le chiavi ad alcuni agenti. Restò inoltre ferita anche la direttrice del carcere. Si trattò «di un’azione congiunta e violenta», verso la cella numero quattro, dove tutti erano convenuti per aprirla senza riuscirci. Con immagini estratte dalle videocamere di sorveglianza i protagonisti della spedizione erano stati identificati, facendo ordine «sull’atteggiamento violento dei detenuti, con ripetuti tentativi di assaltare “i napoletani” che si trovavano nell’altra sezione, con la devastazione e il terrore provocato inpochi minuti». «I vari assalti e le violenze perpetrate hanno creato un tumulto incontrollato e come tale ancora più pericoloso, coinvolgendo numerosi detenuti e facendo seriamente temere per la propria incolumità gli stessi agenti della polizia penitenziaria, tra i quali qualcuno ha dichiarato di non aver mai visto una situazione così drammatica edi aver temuto per la propria vita». Le condanne, sei, andavano dai 6 ani 3 anni di carcere. Le indagini furono svolte dagli agenti del Nucleo investigativo centrale della polizia penitenziaria, coordinate dalla procura di Salerno, che condussero all'identificazione di 13 persone.

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