Contrabbando di gasolio: arrestate sette persone: coinvolto anche un salernitano

Sono indagate 19 persone per associazione a delinquere finalizzata alla commissione dei delitti di contrabbando di prodotti energetici, aggravati in ragione della quantità del prodotto commercializzato e della natura transnazionale degli illeciti

Traffico di carburante arresti nel salernitano nel corso di un blitz in diverse regioni d'Italia. Vasta operazione della Guardia di Finanza di Bressanone (Bolzano) e dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di Bolzano, coordinata dalla procura, nei confronti di un'organizzazione criminale dedita al traffico illecito di carburante a carattere internazionale. Più di 200 finanzieri e doganieri impiegati in Campania, Lombardia, Puglia, Toscana, Abruzzo e Basilicata, hanno dato esecuzione a provvedimenti emessi dal gip del tribunale di Bolzano, che hanno portato all’arresto, a seguito di ordinanze di custodia cautelare in carcere, di sette persone, e al sequestro di tre depositi commerciali di prodotti energetici, 13 distributori stradali di carburante, 34 tra motrici, semirimorchi e cisterne adibiti al trasporto di carburanti, una imbarcazione da diporto lunga 18 metri, timbri metallici contraffatti destinati alla creazione di falsi documenti di trasporto, 60 rapporti finanziari (fra conti correnti, certificati di deposito, titoli), quote societarie e denaro contante fino alla concorrenza di 4,3 milioni di euro.

Gli indagati

Tra le persone arrestate anche G.P. , 58enne residente in provincia di Salerno. Nel complesso, risultano indagate 19 persone per i reati di associazione a delinquere finalizzata alla reiterata commissione dei delitti di contrabbando di prodotti energetici, aggravati in ragione della quantità del prodotto commercializzato e della natura transnazionale degli illeciti. Sette società italiane e una società della Repubblica Ceca sono state denunciate per non aver impedito e, anzi, per aver agevolato la commissione dei reati di associazione a delinquere finalizzata all’evasione dell’accisa di prodotti della carburazione. L’attività investigativa, coordinata dalla procura distrettuale della Repubblica presso il tribunale di Trento e, successivamente, dalla procura della Repubblica di Bolzano, ha preso le mosse dal controllo di un’autocisterna effettuato dalle fiamme gialle di Bressanone presso la barriera autostradale A/22 di Vipiteno, svolto nell’ambito di un piano di controllo coordinato del territorio pianificato dal Comando Regionale Trentino Alto Adige della guardia di finanza. Le indagini, sviluppate in collaborazione con il Reparto Antifrode dell’Ufficio delle Dogane di Bolzano dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, hanno permesso di disarticolare quella che gli investigatori definiscono "un’agguerrita associazione a delinquere a carattere transnazionale" che, in un solo anno, attraverso il valico del Brennero, ha 'importato' illegalmente in Italia circa 7 milioni di litri di gasolio.

Le accuse

Scopo del sodalizio criminoso era quello d’introdurre dalla Germania e commercializzare, sul territorio nazionale, gasolio per autotrazione spacciandolo, cartolarmente, come olio lubrificante, così da evitare il pagamento dell’accisa (l’imposta indiretta sulla produzione di prodotti petroliferi), che, con riferimento al gasolio, grava per circa il 60% sul prezzo al dettaglio (compresa l’Iva), mentre per l’olio lubrificante acquistato in Germania la stessa è pari a zero. Per realizzare l’ingentissima frode (limitatamente alle accise, l’imposta evasa, in soli dodici mesi, ha superato i 4 milioni di euro), l’organizzazione si è avvalsa di alcune società cartiere, prive di consistenza economica, strutture operative o personale dipendente, a nome delle quali venivano emessi i documenti (anch’essi fittizi) utilizzati per scortare la merce lungo il viaggio in territorio italiano.

I profili di coordinamento internazionale dell’indagine sono stati curati da Eurojust, organismo dell'Unione europea istituito, nel 2002, per stimolare e migliorare la direzione di indagini penali tra le autorità giudiziarie competenti degli Stati membri dell'Ue, nella lotta alle gravi forme di criminalità organizzata e transfrontaliera.Secondo quanto ricostruito dall'indagine, dall’Italia partivano le autocisterne vuote, che si dirigevano verso un deposito compiacente situato in Germania (nella città di Lübben), dove veniva caricato il gasolio, falsamente classificato come olio lubrificante (quindi non soggetto ad accisa); le autocisterne piene facevano rientro in Italia, percorrendo un primo tratto su strada, da Lübben fino alla cittadina austriaca di Wörgl; da qui venivano caricate su rotaia e, attraverso il servizio 'Ro.La.' (acronimo del termine tedesco Rollende Landstrasse - autostrada viaggiante), giungevano fino a Trento, scortate da una semplice lettera di vettura; una volta sbarcati a Trento, i conducenti delle autocisterne distruggevano le lettere di vettura e proseguivano il viaggio verso un deposito commerciale di prodotti petroliferi nell’hinterland milanese. Durante questo tragitto, la merce veniva classificata come 'gasolio' e scortata da documenti non genuini, i quali attestavano falsamente che il prodotto aveva già assolto l’accisa ed era diretto verso un operatore autorizzato allo stoccaggio dall’Amministrazione Finanziaria. In caso di ordinari controlli su strada da parte delle forze di polizia, i carichi risultavano formalmente ineccepibili. Il gasolio trasportato veniva scaricato all’interno dei serbatoi di stoccaggio presenti presso il deposito commerciale, i cui responsabili erano conniventi con i membri dell’organizzazione criminale scoperta.

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Le autocisterne

Dal deposito partivano altre autocisterne, per rifornire dei distributori stradali di carburante non rientranti nel circuito delle grandi marche, alcuni dei quali di proprietà di soggetti inseriti nella stessa organizzazione criminale. A questo schema base, dal mese di marzo 2019, si è aggiunta una variante che ha visto l’utilizzo del 'RALpin SA' (che è il corrispondente svizzero del servizio 'Ro.La.') lungo la tratta Friburgo in Brisgovia (Germania)-Novara, con destinazione finale il medesimo deposito italiano dell’hinterland milanese.L’evasione non ha interessato soltanto le accise ma anche l’Iva gravante sulla commercializzazione del prodotto; infatti, anche le società che cedevano il gasolio ai distributori stradali non adempivano ad alcun obbligo tributario e non provvedevano al versamento dell’Iva addebitata ai clienti e da questi regolarmente pagata. L’ammontare dell’imposta evasa è in fase di quantificazione.Le investigazioni hanno permesso d’individuare l’intera filiera illecita, dal vertice ai contabili, dai responsabili in loco dei vari depositi ai numerosi trasportatori, dai molteplici prestanome delle società ai compilatori dei documenti falsi.Al danno erariale, concludono gli investigatori, si deve aggiungere il pericolo potenziale per l’ambiente e i mezzi di trasporto derivante dall’immissione in commercio di prodotti energetici non a norma, che ignari consumatori acquistano presso distributori di carburanti presenti sul territorio nazionale. L’attività illecita, considerato il volume di prodotto illegalmente commercializzato, ha causato anche un’inevitabile distorsione del mercato, penalizzando gli operatori onesti già provati dalla grave crisi che ha colpito il settore.

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