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"Basta didattica a distanza, vogliamo scuole sicure": sit in di protesta a Salerno

Mobilitazione domani, in Piazza Portanova, del Coordinamento Scuole Aperte per chiedere un finanziamento straordinario al ministro Azzolina in vista del nuovo anno scolastico

“Basta con la didattica a distanza, la scuola è un'altra cosa, a settembre tutte/i in classe in sicurezza”. E’ l’appello che domani, sabato 6 giugno, lancerà il Coordinamento Scuole Aperte Salerno con un presidio Piazza Portanova a partire dalle ore 10. L’obiettivo è quello di lanciare un messaggio forte e chiaro al ministro dell’Istruzione Azzolina chiedendo un finanziamento straordinario per le scuole a seguito, soprattutto, dell’emergenza sanitaria ed in vista del nuovo anno scolastico. 

Le prime adesioni

All’iniziativa hanno già aderito: A.D.I. Associazione Diversabili Insieme Battipaglia, Associazione Hormè – liberi di crescere Salerno, Cobas Scuola Salerno,  Potere al Popolo Salerno e Provincia, Riff Raff Salerno, Spazio Pueblo Cava de’ Tirreni, Resilienza di Agorà Cava dei Tirreni,  Pianeta 21 Salerno,  Coord. Solidarietà e Cooperazione Salerno e  Giovani Comunisti Salerno

Le denunce 

I promotori del sit in denunciano: “Nel corso degli anni, abbiamo assistito a un costante incremento del numero di alunne/i per classe, che oggi, sulla base delle norme esistenti potrebbero arrivare fino a 30 e oltre. Invece di ridurre le "classi pollaio", come affermato pubblicamente, il Governo, tramite gli Ambiti Territoriali Provinciali (gli ex Provveditorati) sta comunicando in questi giorni che, siccome non ci saranno bocciature, salteranno molte prime classi della scuola secondaria di I e II grado e molte terze classi nella secondaria di II grado, sia per le nuove sia per le vecchie classi nulla è stato fatto per ridurre il numero di alunni/e. In queste condizioni, è penalizzato il percorso didattico-educativo e non è garantito nessun “distanziamento”. In sostanza, invece di consentire la ripartenza della didattica in presenza a settembre con aule meno affollate, il Ministero preferisce approfittare dell'occasione per ridurre classi e organici e, nel frattempo, carica su docenti e ATA tutte le difficoltà legate al recupero delle attività che in quest'anno scolastico non si sono potute svolgere per effetto dell'attuale sospensione”. 

Le proposte

Piuttosto che pensare soltanto a finanziare Dad e attrezzature digitali “costringendo docenti e famiglie a supplire a quanto il Ministero non vuole fare”, secondo il Coordinamento Scuole Aperte sono necessari: la riduzione del numero di alunni/e per classe, un incremento conseguente dell'organico docente e ATA da settembre 2020 assumendo tutti i “precari” con 3 anni di lavoro; interventi urgenti di edilizia scolastica con stanziamenti consistenti (almeno un punto di PIL in più destinato alla scuola), per acquisire, adeguare e attrezzare classi, palestre, laboratori, spazi aperti;  un ripensamento non solo dell’architettura scolastica ma anche degli spazi urbani a misura di bambini/e, ragazzi/e; un rovesciamento delle politiche degli ultimi trent’anni di dimensionamento e accorpamento degli istituti: con un ripristino delle “scuole di prossimità” (così come è necessario ripristinare una sanità di prossimità); interventi incisivi di welfare studentesco: trasporti e libri di testo gratuiti, per tutti gli ordini e gradi di scuola, bonus studio, interventi previdenziali per genitori. “Il diritto all’istruzione - concludono i promotori della protesta - non può diventare un fatto privato, insieme lavoratori della scuola, studenti e genitori, rimettiamo al centro la difesa della scuola pubblica statale, in tante situazioni unico presidio di partecipazione e democrazia”.
 

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