Cronaca

Scambio di foto osè, il profilo dei due ragazzi indagati: "Pericolosi, possono rifarlo"

Entrambi sono finiti a Scisciano, in provincia di Napoli, per aver condiviso le foto e video osé di  diverse ragazze minorenni di Salerno attraverso Whastapp e Telegram. Il loro profilo ricostruito dall'ordinanza del gip

«Bravi ragazzi» in apparenza, ma con una personalità di elevatissimo rischio sociale», al punto da sfuggire al controllo dei familiari. Così si è espresso il gip nel decidere per un trasferimento in una comunità per i due minori coinvolti in un'inchiesta di "revenge porn". Entrambi sono finiti a Scisciano, in provincia di Napoli, per aver condiviso le foto e video osé di  diverse ragazze minorenni di Salerno attraverso Whastapp e Telegram. «Sfruttamento delle  relazioni affettive, organizzazione pubblicitaria e commerciale per la diffusione del materiale  posseduto, compiacimento per i propri agiti: questi i tratti, che al momento, caratterizzano  ciascuno degli indagati», spiega il gip del tribunale nella sua ordinanza. 

L'indagine

All'epoca dei fatti, i due avevano 14 e 16 anni. Per entrambi sussiste il pericolo di reiterazione del reato, così come non «Deve nemmeno essere sottaciuto il pericolo di inquinamento probatorio  evidenziato dal pm con riferimento sia alla possibile intimidazione delle  ulteriori parti lese, note agli indagati, sia al prosieguo delle indagini che la Procura dichiara di star conducendo». Per i due ragazzi non vi sarà alcun beneficio. Giovedì i due saranno interrogati dal gip. "Alcun rilievo - spiega il magistrato - assume la frequenza della scuola o la pratica sportiva, che, per altro, non hanno indotto gli indagati a comportamenti socialmente corretti. Così come appare inadeguata la "permanenza in casa, visto che gli indagati si sono dimostrati refrattari a spinte di vita corrette e che l'ambiente familiare non si è dimostrato in grado di controllarli ed indirizzarli". Sono 144 i file pedopornografici trovati nelle disponibilità di uno dei due giovanissimi. File che riguardano studentesse che avevano inviato le loro foto ad uno dei ragazzi. Le indagini svolte dalla Polizia Postale e dalla sezione di PG dei carabinieri avevano consentito di acquisire gravi indizi di colpevolezza su uno dei minori che aveva ceduto ad un suo amico dei video sessualmente espliciti ritraenti la sua fidanzata. L'altro, invece, quello che aveva ricevuto il video della ex del suo amico, aveva amplificato e moltiplicato gli effetti. Come: mercificando e diffondendo in rete il materiale pornografico ricevuto, mediante il baratto su chat di gruppo intrattenute su Telegram e Whatsapp a cui aderivano centinaia di utenti con gli immaginabili “effetti a catena” conseguenti.

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