Processo troppo lungo, lo Stato dovrà risarcire un "boss" della 'ndrangheta

I giudici hanno riconosciuto il superamento del termine ragionevole di durata del processo stabilito in tre anni, mentre quello "Genesi", conclusosi con numerose assoluzioni, è durato 14 anni

Lo Stato Italiano dovrà risarcire un boss della 'ndrangheta. Questa la sentenza della Corte d’Appello di Salerno che ha accolto l'istanza dei difensori di Luigi Mancuso, gli avvocati Francesco Sabatino e Antonio Pasqua, con la quale veniva chiesto il risarcimento per la irragionevole durata del processo (la cosiddetta Legge Pinto) rispetto allo svolgimento del prrocesso "Genesi" che aveva portato alla sbarra numerosi imputati accusati di far parte del clan Mancuso e di altre cosche satelliti.

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La sentenza

Il Ministero della Giustizia è stato condannato al pagamento in favore di Luigi Mancuso della somma di 5.500 euro. I giudici hanno riconosciuto il superamento del termine ragionevole di durata del processo stabilito in tre anni, mentre il processo "Genesi", conclusosi con numerose assoluzioni, è durato 14 anni, 4 mesi e 27 giorni (considerando la sentenza di primo grado) e dunque la Corte ha accertato, sia pure in presenza di un processo complesso, un  ritardo di ben 11 anni, 4 mesi e 27 giorni. I giudici di Salerno hanno stabilito in via equitativa un indennizzo pari a 500 euro per ogni anno o frazione semestrale di anno eccedente il termine ragione di durata del processo, giungendo alla somma di 5.500 euro. Il boss Luigi Mancuso è ritenuto dagli inquirenti ai vertici dell’omonimo clan di Limbadi; attualmente è libero dopo un lungo periodo di irreperibilità conclusosi il 12 agosto 2017 a Nicotera con il suo arresto per violazione della misura di prevenzione. Circostanza dalla quale fu poi assolto.

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